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Compagnie

Aerei. Alitalia: analisi dei risultati economico-finanziari del 2016 -ESCLUSIVA

Roma, Italia - Le osservazioni di Gaetano Intrieri per AVIONEWS

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(WAPA) - Riceviamo e pubblichiamo, riservando la medesima opportunità ad eventuali repliche:

"Eccoci qui di nuovo ad analizzare l’ultimo documento edito da Alitalia e relativo ai risultati economico-finanziari dell’anno 2016 (molto nebulosi) e quelli relativi ai primi due mesi del 2017.

Permettetemi una piccola amara considerazione come preambolo a questa analisi: proprio nel documento appena rilasciato da Alitalia nella parte relativa al piano industriale si legge quanto segue:

Sono già in corso negoziazioni con numerosi fornitori per rivedere i contratti e, conseguentemente, avvicinare i costi a livelli paragonabili a quelli dei concorrenti. La rinegoziazione sta avvenendo con aziende di settori chiave per la Compagnia, come quello del leasing degli aerei, dei sistemi di distribuzione, del catering, dei servizi di assistenza a terra e in aeroporto.
Alitalia ammette finalmente che i costi erano fuori controllo così come da me evidenziato ad ottobre 2016 nella mia analisi del bilancio 2015 per AVIONEWS (vedasi notizia); erano quelli i tempi in cui Montezemolo e Hogan dichiaravano che i risultati erano oltremodo confortanti, che la gestione era più che soddisfacente ed in linea con i loro budget previsionali. Purtroppo avevo ragione io, l’azienda era già nel 2015 di fatto in default con perdite ben oltre il milione di Euro al giorno e non i 500 mila dichiarati e figli di edulcorate appostazioni di bilancio in cui parti delle ingenti perdite venivano capitalizzate evitando cosi di spesarle a costo. Del resto i 691 milioni di € di perdite portate a nuovo a fine 2016 ne sono la prova tangibile.

Ciò premesso, addentriamoci nell’analisi dei dati pubblicati, e nel leggere la nota integrativa, la prima cosa che appare evidente è che Alitalia Sai di fatto più che una compagnia aerea si è trasformata giorno dopo giorno in un coacervo di alchimie finanziarie con emissioni obbligazionarie di vario tipo e natura, atte a coprire con i più disparati stratagemmi di finanza strutturata una gestione sconsiderata, screanzata, che non può non dare adito ad inquietanti interrogativi.

Non si può ad esempio non rimanere sconcertati per quanto viene descritto in relazione all“hedging” a copertura delle variazioni del Platts del carburante e del cambio Usd/Eur, che per una buona parte si dichiara essere stato contrattualizzato con Intesa ed Unicredit, ovvero con due degli azionisti di riferimento. Vi è certamente un clamoroso conflitto di interessi, considerando che le covenant contrattuali hanno generato centinaia di milioni di perdite per Alitalia. Del resto ci vuole fantasia sopraffina o incapacità esponenziale (a voi la scelta...) per coprirsi “in call” sul carburante ai tempi in cui il Brent era intorno ai 100 dollari al barile.

Ma questi eroici cavalieri eredi dei capitani coraggiosi, non si sono fatti mancare nulla allora apprendiamo sgomenti che:
vi sono 48 milioni di € riferiti essenzialmente al debito verso Etihad a fronte della riconfigurazione dell’Ife (sistema di intrattenimento a bordo) su 10aerei Boeing 777/200; io mi auguro che questo dato sia una svista dei redattori della nota integrativa, poiché se cosi non fosse le opzioni sono due: o sugli aeroplani hanno messo i monitor laccati in oro 24 carati, o quella è una straordinaria operazione ai danni di Alitalia. Io non posso immaginare come strateghi sopraffini mandati dagli arabi in Italia uniti ai nostri valorosi manager possano pensare di spendere oltre 4 milioni di € per il sistema di intrattenimento di un aeroplano del 2002, che oggi sul mercato lo compri tutto intero con un delta tra 15 e 20 milioni di dollari. In altre parole: con quello che hanno speso per riconfigurare il sistema di intrattenimento di 10 Boeing 777/200 si sarebbero comprati 3 aeroplani Boeing 777/200 Ife compreso.

Altro dato che lascia basiti è quello relativo al fondo area tecnica pari a 550 milioni di €. Questo dimostra quanto da me affermato più volte, che Alitalia è vittima di contratti capestro legati sia alle riserve manutentive che all’approvvigionamento delle parti di ricambio con particolare riferimento a quelle a vita limitata (Llp) in relazione ai motori, dove i contratti con gli OEMs sono di fatto a senso unico. Tutto a causa di programmi di manutenzione customizzati appositamente per essere antieconomici. Questo valore di accontamento sarebbe giustificabile per una compagnia con 300 aeromobili in flotta, ovvero 3 volte più grande di Alitalia.

In generale, è evidente dai dati pubblicati che l’azienda non solo non è riuscita nella sua breve storia a trovare una strategia accettabile, ma ciò che più impressiona è che il valore incrementale di alcuni dati critici dimostra inequivocabilmente l’incapacità del management di risolvere il minimo problema, anche quelli più elementari. Si prenda ad esempio il dato relativo al Cask, che è il costo medio per sedile per chilometro percorso, che a febbraio 2016 era pari a 8,2 € e che a febbraio del 2017 cresce attestandosi a 8,6 €. Si ha quindi, che il valore di febbraio 2016 già elevatissimo e fuori mercato, cresce in 1 anno del 4,9% mentre nello stesso periodo la media delle compagnie europee evidenzia un dato in decrescita di circa l’8%. Anche il dato relativo al Rask, che sarebbe il ricavo medio per sedile per chilometro percorso, evidenzia un ulteriore peggioramento della già critica situazione, Alitalia scende durante il 2016 da un Rask di 4,82 € a 4,76 € con un decremento dell'1,2% su base annua, anche in questo caso in controtendenza rispetto alla media delle compagnie europee il cui Rask è cresciuto nello stesso periodo del 7%.

Potrei andare avanti e forse scrivere non un articolo ma un libro, nella analisi di un documento che lascia davvero tristemente interdetti per la drammaticità dei dati esposti; mi limito per concludere ad evidenziare che lo stato patrimoniale ci informa di un passivo che supera i 3 miliardi di Euro generato in soli tre anni di gestione. Sarebbe del tutto riduttivo ridurlo alla sola evidente incompetenza manageriale: qui occorre che chi di competenza spieghi come sia stato possibile che il vettore aereo che per oltre 50 anni ha rappresentato questo Paese nel mondo, sia stato mortificato, umiliato e ridotto a questo stato. Occorrerebbe inoltre che un governo serio riflettesse sui risultati della privatizzazione di una azienda che da sempre è stata vittima di biechi interessi di bottega di variegate entità politiche, di lobby di potere e di alcune forze sindacali che hanno spadroneggiato contribuendo a distruggerla, ed oggi ci sono 600 milioni di motivi in più per capire tutto questo, e mi sembra davvero un atto dovuto verso noi cittadini che paghiamo le tasse e verso i dipendenti di Alitalia che dalla privatizzazione ad oggi sono vittime di un accanimento sociale vergognoso, mentre qualcuno di coloro che ci governano si 'sollazza' con l'amico Michael O’Leary, che a sua volta si diverte nell’umiliare questo Paese con proposte di acquisto di Alitalia che definire demenziali non è sbagliato.

Professor Gaetano Intrieri , docente università Tor Vergata e consulente aeronautico". (Avionews)
(NatBru)

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(World Aeronautical Press Agency - )