Aeroporti regionali europei sotto pressione per la crisi energetica
Prezzi del jet fuel alle stelle, servizi ridotti e ricorso ad incentivi per trattenere i vettori aerei
La crisi energetica scatenata dall’escalation di conflitto in Medio Oriente sta aggravando le difficoltà già strutturali degli scali regionali europei: è il messaggio centrale emerso alla conferenza Aci Europe Regional Airports, tenutasi a Torino.
Il brusco incremento del prezzo del carburante per aviazione —salito oltre i 1800 $/tonnellata all’inizio del mese— sta comprimendo i margini delle compagnie ed accelerando strategie di razionalizzazione della capacità.
Poiché la domanda sulle rotte secondarie è più sensibile al prezzo, gli aeroporti regionali risultano i primi a subirne le conseguenze, con tagli di frequenze e servizi (la recente cessazione delle attività di CityLine da parte di Lufthansa è emblematica, vedi AVIONEWS).
Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, ha richiamato l’attenzione sulla polarizzazione emersa dopo il Covid: i piccoli scali restano mediamente oltre il 30% sotto i volumi 2019, mentre quelli maggiori hanno recuperato e superato di circa il 16% quei livelli. A ciò si aggiunge il ritardo nell’implementazione del Sistema di ingresso/uscita Schengen (Ees, Entry-Exit System, vedi AVIONEWS), che potrebbe generare criticità operative nei nodi che servono destinazioni estive ad alta stagionalità.
Sul piano economico, nonostante l’inflazione e l’aumento della stagionalità, le tariffe applicate dagli scali regionali rimangono in media l’11% inferiori ai livelli pre-pandemici, grazie a sconti ed incentivi alle compagnie: una dinamica che produce una perdita media stimata in circa 2,64 € per passeggero. Per Aci Europe è necessaria una risposta politica urgente e mirata per rafforzare la resilienza della rete aeroportuale regionale, considerata infrastruttura strategica per connettività, coesione territoriale e ripresa economica.
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