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Droni. Un malato di Sla può comandarli con gli occhi

Andati a buon fine i test della nuova tecnologia

Immaginate di essere completamente coscienti e vivere intrappolati in un corpo che non potete muovere. È questa la condizione che si trova a dover combattere chi è affetto da "Sla" acronimo di Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta, determinata dalla perdita dei motoneuroni spinali, bulbari e corticali, che conduce alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere anche quelli respiratori.

Al momento non esiste cura, se non medicinali in grado di rallentare la progressione della patologia. Buon notizie però giungono sul fronte della ricerca tecnologica almeno per quanto riguarda il ventaglio di possibilità che una persona in queste condizioni può fare nel suo difficile quotidiano: sarà possibile controllare un drone solo utilizzando gli occhi grazie ad una nuova tecnologia dotata di un puntatore oculare (già ampiamente usato nella comunicazione dalle persone affette da questa invalidante malattia) e l'innovativo impiego di un rilevatore di onde cerebrali. I test del particolare controllo remoto si sono conclusi con successo presso lo spazio aereo del Poligono interforze del Salto di Quirra, in Ogliastra, nell'ambito del progetto Slapp (Sclerosis Lifeline App) ideato da 3D Aerospazio, socio del Distretto aerospaziale della Sardegna (Dass), con la collaborazione per la parte clinica dell'Unità operativa complessa di neurologia dell'Aou di Cagliari e dell'Istituto Auxologico di Milano (Irccs) e per la consulenza in materia regolatoria dell'Enac (Ente nazionale aviazione civile).

Intanto centinaia di famiglie della Regione Lazio sono state escluse dal Fondo per il contributo ai disabili gravi. Ma questa è un'altra storia.

RC3 - 1228170

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