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I lavoratori Low Cost contro le low cost

I lavoratori delle low cost in Italia scrivono al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere aiuto e denunciano il trattamento vessatorio di cui continuano ad essere vittime in cambio di un posto di lavoro

“Caro Presidente Giuseppe Conte, noi siamo i lavoratori delle Low cost. Le chiediamo per favore di ascoltare anche la nostra voce…” così inizia una lunghissima lettera mandata stamattina al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, una lettera scritta a migliaia di mani dagli invisibili lavoratori delle low cost e delle aziende italiane che lavorano per le low cost.

Una lettera sottoscritta anche, nei contenuti, dai lavoratori del Trasporto aereo di tutti i paesi che ospitano le low cost, una lettera che chiede all’Italia di Conte di ripensare a quello che la pandemia Covid-19 ha evidenziato.

In questa lettera i lavoratori usano le parole del Presidente del Consiglio, parole che loro sottoscrivono con orgoglio: “il virus ha cambiato le nostre vite in un modo che non potevamo neanche immaginare alcuni mesi fa” …Governare significa avere una visione a 360 gradi…Ho fatto un patto con la mia coscienza. Al primo posto c’è e ci sarà sempre la salute degli italiani.”

La disuguaglianza nel nostro paese è in aumento e si riflette nei nostri luoghi di lavoro. Ormai molte persone vivono in condizioni di estrema precarietà anche dentro i loro posti di lavoro. Il potere delle aziende deve essere domato, dicono in coro.

L'indice ITUC Global Rights, prodotto dalla Confederazione Sindacale Internazionale, la più grande federazione sindacale al mondo ha mostrato in questi ultimi 10 anni i peggiori paesi del mondo per i lavoratori, dove i diritti sono diventati meramente teorici e questa erosione ha portato al vertiginoso aumento di precariato e contratti atipici.

I lavoratori delle low cost e dell’indotto delle low cost si sentono i protagonisti di questo cammino inesorabile, dove nemmeno il diritto di associarsi liberamente, uno dei fondamenti delle società democratiche,  è più garantito, pena il licenziamento o peggio le vessazioni sul posto di lavoro, fino all’esaurimento.

In queste aziende, che diventano sempre più ricche e potenti, viene totalmente meno il bilanciamento dei poteri. I lavoratori sono tenuti sotto costante ricatto e la ricchezza che si crea non viene mai condivisa con chi lavora. Mantenere il posto è l’unica cosa che viene concessa in cambio. “Le persone non hanno importanza” si legge nella lettera dei lavoratori delle low cost”

Secondo il rapporto della ITUC questi modelli societari creano posti di lavoro insicuri, gli attacchi alla contrattazione collettiva e la protezione sociale inadeguata o assente
lasciando il segno su tutta questa generazione di lavoratori.

I lavoratori delle low cost chiedono al Presidente del Consiglio di non fallire e di garantire loro il diritto di non essere costantemente minacciati e discriminati e gridano: “non esistono lavoratori Low Cost!

In questo panorama arriva la notizia di un nuovo vettore che decide di stabilire una base operativa in Italia: la compagnia Wizz Air, con sede in Ungheria, che apre la sua base nell'aeroporto di Milano Malpensa, la prima in Italia, dove opererà dal prossimo luglio con una flotta di 5 Airbus A321, poco più di un mese dopo aver licenziato circa 1000 lavoratori, a causa della pandemia di coronavirus e dopo la decisione di richiedere un nuovo Certificato di Operatore Aereo (COA) ad Abu Dhabi.

E Wizz air non sembra essere affatto diversa dalle compagnie low cost che i lavoratori stanno denunciando in coro, anzi ne rappresenta un esempio eclatante, con la sua storia di comportamenti discriminatori verso i lavoratori, giudicati tali anche dai tribunali internazionali.

Secondo una lettera di un dipendente recentemente licenziato, pubblicata sul sito del sindacato internazionale dei piloti, Il 14 aprile, Wizzair avrebbe annunciato i 1000 licenziamenti e avrebbe poi deciso di basare la propria scelta su chi mandare a casa, su criteri vessatori come la rinuncia al diritto di riposare nel proprio giorno libero, sulla disponibilità a ricoprire ruoli aggiuntivi rispetto a quelli previsti e sulla produttività personale, individuata nella fortuna di non essersi assentati per malattia.

Le cosiddette "questioni sociali" nel settore dell'aviazione sono diventate ormai un tema caldo e sono attualmente oggetto di indagine da parte della direzione della mobilità e dei trasporti della Commissione europea.

Restiamo in attesa di conoscere la risposta da parte  del Presidente Conte e soprattutto del Parlamento Italiano che in questi giorni sta valutando gli emendamenti ricevuti anche da parte delle Low Cost che lavorano in Italia, tra i quali emerge la richiesta di non dotare il nostro paese di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale del Trasporto Aereo, respingendo l’accusa di fare “Dumping Sociale”, espressione con cui viene indicata la pratica di alcune imprese (soprattutto multinazionali) di localizzare la propria attività in aree in cui possono beneficiare di disposizioni meno restrittive in materia di lavoro o in cui il costo del lavoro è inferiore.

NB - 1229999

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