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CLARA MOSCHINI

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Le tasse di rotta nel cielo unico europeo

Anche i monopoli hanno le loro criticità

Le tasse di rotta per il cielo unico europeo sono determinate da Eurocontrol sulla base di tre elementi:

  • Il fattore distanza, ottenuto dividendo per 100 il numero di chilometri dell’ortodromia congiungente l’aeroporto di partenza a quello di destinazione, tolti i 20 chilometri successivi allo scalo di partenza ed i 20 precedenti l’aeroporto di arrivo.
  • Il fattore peso, ovvero la radice quadrata del quoziente ottenuto dividendo per 50 il peso massimo al decollo certificato dell’aereo.
  • Il rateo unitario, determinato per ogni zona sulla base di un aeromobile tipo di 50 tonnellate che vola per un fattore distanza di 1.00.

Certamente quindi le tasse in rotta vengono predeterminate da vari fattori. Ad esempio per uno spazio aereo come quello italiano tanto fanno le rotte che prevalentemente seguono la direttrice nord-sud, mentre meno incidono i “tagli” est-ovest-est. Siamo un Paese verticale.

Si comprende quindi come la chiusura a suo tempo dello spazio aereo del nord-Africa, reso critico dalle guerre oramai endemiche in quei territori, abbia inciso sulle revenue del provider italiano.

Altrettanto si comprende relativamente all’incoming di altri grandi providers europei. Francia, Germania, Spagna, hanno spazi aerei molto estesi, qualsiasi siano le direttrici considerate, tutte centrali al continente europeo.

Quindi l’estensione dello spazio aereo incide sì sul calcolo della tariffa, relativamente alle basi oggettive ed unitarie di peso e distanza, ma altresì il conto finale viene determinato relativamente al rateo unitario. Questo, come detto, è diverso per ogni singola zona.

A causa della pandemia il 2020, pacificamente, ha assunto ruolo di forte discontinuità relativamente alle revenue di rotta. Le unità di servizio sono crollate, dalle 167 milioni del 2019 alle 70,8 del 2020, -57,6% su base 2019. Tenendo inoltre presente come, nel medio periodo, i regolamenti europei stanno imponendo una progressiva riduzione dei costi Ans, così che dal 2016 la media del costo di unità di servizio è diminuita del 20%.

Il tutto bilanciato, almeno in teoria, dalle previsioni di crescita delle unità di servizio che, previste in aumento prima della pandemia e per il lungo periodo, sono però al momento crollate. Il meccanismo appare quindi in forte criticità. 

Volare allora continuerà ad essere sempre più economico o bisognerà rivedere la possibilità di fare un week-end si ed un altro pure nelle grandi capitali europee? 

Il volo tornerà ad essere esclusiva di pochi o si legherà prevalentemente alle attività lavorative? 

I monopoli nazionali sui servizi della navigazione aerea, così come oggi li conosciamo, manterranno le loro prerogative o subiranno l’urto di eventuali radicali modifiche al cielo unico europeo? 

red - 1241270

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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