Un inviato Ue per evitare la marginalità dell'Italia
Coordinamento comunitario delle forze e rischio di isolamento decisionale con impatto politico
Il vicepresidente di Italia Viva e componente del Copasir (Comitato parlamentare sicurezza Repubblica), in un’intervista a "Repubblica", ha rilanciato l’idea di un’Europa politica più integrata come quadro per una risposta militare unitaria a favore dell’Ucraina. La proposta è di affidare l’operazione ad un inviato speciale dell’Ue, in modo che siano le istituzioni democratiche —non solo comandi militari o singoli governi— a gestire il dispiegamento delle forze.
Il senatore ha evidenziato una contraddizione: si invoca il modello di deterrenza collettiva sancito dall’articolo 5 e poi, di fatto, si lascia ad altri il compito della difesa. Se il Governo guidato da Meloni decidesse di contribuire militarmente come stanno facendo altri partner europei, ha osservato, la maggioranza rischierebbe di andare in crisi e la Lega —alle prese con problemi identitari— non sopporterebbe la scissione. L’avvertimento finale riguarda il ruolo futuro dell’Italia: terminata la guerra, il pericolo è di trovarsi relegati a funzioni di secondo piano mentre decisioni strategiche su infrastrutture, energia e difesa verrebbero determinate da altri attori europei.
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