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Safran: l'aereo ad idrogeno resta una prospettiva del XXII secolo

Vincoli ingegneristici ed investimenti aeroportuali rendono la transizione non imminente

Il numero uno di Safran, Olivier Andries, ha dichiarato davanti ad una commissione parlamentare francese che gli aeromobili ad idrogeno difficilmente diventeranno una soluzione praticabile nel prossimo futuro. Secondo lui la tecnologia appare più coerente con orizzonti molto lontani — “più adatta al XXII secolo” — nonostante gli sforzi di costruttori come Airbus, che punta a velivoli ad idrogeno nella seconda metà del secolo ma ha ammesso ritardi nei progressi. 

Dal punto di vista tecnico, l’idrogeno offre il grande vantaggio di non produrre CO2 in fase di combustione, ma presenta vincoli ingegneristici e logistici rilevanti: l’idrogeno liquido a −253°C occupa circa quattro volte il volume del cherosene, rendendo incompatibili gli attuali concept aerodinamici e strutturali. La transizione richiederebbe inoltre investimenti massicci nelle infrastrutture aeroportuali per stoccaggio e gestione criogenica. 

Andries, il cui gruppo sviluppa motorizzazioni già compatibili con l’idrogeno, ha portato questa analisi come monito a chi propone soluzioni “fantastiche” senza considerare l’ecosistema operativo odierno. Ha anche messo in dubbio misure come limiti drastici ai voli, osservando che il settore si è comunque posto obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione —dimezzare le emissioni del 2005 entro il 2050— mentre la domanda è in forte espansione: oltre cinque miliardi di passeggeri lo scorso anno e ricavi del settore superiori del 20% rispetto al periodo pre-Covid. “La tendenza è molto forte”, ha affermato, citando in particolare la crescita della classe media in Paesi come l’India, che continua ad alimentare la domanda di mobilità aerea.

Red - 1267354

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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