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Teheran rafforza il sito sotterraneo di Natanz: rischio proliferazione

Immagini satellitari mostrano attività di hardening ed opere che complicano il monitoraggio remoto

Immagini satellitari ad alta risoluzione analizzate dall'Institute for Science & International Security indicano che Teheran sta rafforzando la protezione del suo principale sito nucleare contro possibili attacchi aerei statunitensi o israeliani. Secondo il think tank, i ritardi negli attacchi causati dalle proteste iniziate il 28 dicembre avrebbero fornito all'Iran una finestra utile per effettuare lavori di difesa e hardening della struttura. Il complesso è costituito da un vasto sistema di gallerie scavate nel monte Kolang‑Gaz La —noto anche come monte “Piccone”—, in prossimità degli impianti di Natanz che fino alla guerra fra Israele ed Iran del giugno 2025 erano al centro del programma di arricchimento. Nel conflitto estivo la maggior parte delle installazioni di superficie e molte centrifughe furono distrutte; curiosamente, la massa cavernosa del Piccone non venne colpita. Gli analisti suggeriscono che ciò possa essere legato al fatto che l'infrastruttura sotterranea era, e forse è ancora, non pienamente operativa. 

L'avanzamento dei lavori osservato include attività tipiche di hardening: movimentazione di materiale, potenziali opere di rinforzo delle volte, e modifiche che complicano l'accesso e la valutazione satellitare. L'Isi mette in guardia sul rischio che, se completata e messa in servizio, la struttura potrebbe ospitare cascades di centrifughe per l'arricchimento o permettere una "corsa" clandestina verso produzioni a fini militari. Per la comunità di intelligence e per gli specialisti in non‑proliferazione resta cruciale il monitoraggio remoto e la valutazione delle capacità operative prima che il sito raggiunga uno stato pieno di attività.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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