Golfo sotto stress: rotte e cargo in bilico
Aumenti dei costi, crollo di capacità e rischio ristrutturazione per le supply chain globali
Adesso tutto dipende dal tempo: se lo scontro in Iran si risolverà nell’arco di poche settimane, sarà possibile arginare sia il rallentamento nelle catene logistiche sia l’impennata delle tariffe (le spedizioni aeree dirette verso il Medio Oriente hanno registrato un aumento dei prezzi del 53% in una sola settimana). Se invece la crisi perdurerà, il sistema logistico del Golfo —valutato intorno a 115 miliardi di dollari— dovrà essere riprogettato, con impatti diffusi su trasporto aereo e marittimo e su settori critici come idrocarburi, container, fertilizzanti (il Golfo copre circa il 5% dell’offerta globale), elettronica e moda-tessile.
Davide Falteri, presidente di Federlogistica, evidenzia che il banco di prova sarà il segmento collegato all’air cargo: la sospensione dei voli sugli hub strategici di Dubai e Doha ha colpito duramente la supply chain del fashion e del tessile. Nei principali aeroporti del Golfo la capacità cargo disponibile è crollata in tempi rapidi di circa il 18%, mentre sulla direttrice Asia–Medio Oriente–Europa la perdita di capacità è arrivata al 40%. Il messaggio è chiaro: se non si trova una soluzione rapida, si aprirà una fase di ristrutturazione profonda per infrastrutture, rotte e strategie di approvvigionamento.
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