Droni remotizzati e loyal wingman: la sfida per l'industria
Dal campo di battaglia al sistema-industriale: innovazione, integrazione AI e filiere competitive
L’intesa con l’Ucraina sui sistemi a pilotaggio remoto rappresenta, secondo Giuseppe Cossiga — presidente di Aiad (Federazione aziende italiane aerospazio, difesa e sicurezza) — un’opportunità industriale significativa: il conflitto ha ridefinito la concezione stessa di drone, in particolare nelle classi più leggere, e porterà in Italia competenze che oggi mancano. Dietro la parola “drone” si apre un panorama variegato: dai micro-sistemi impiegati sul campo in operazioni tattiche, ai cosiddetti kamikaze di massa nell’ordine delle centinaia di chilogrammi —essenzialmente missili ad elica largamente usati da forze russe ed iraniane — fino ai velivoli remotizzati di dimensioni maggiori, progettati per ricognizione ed attacco ed assimilabili a piccoli aerei da guerra.
Nel prossimo ciclo operativo entreranno poi in scena i loyal wingman: piattaforme autonome coordinate dall’intelligenza artificiale che sfruttano la fusione sensoriale per integrare ed amplificare le capacità degli aeromobili con pilota. Questi “compagni” potranno assumere compiti a rischio al posto del velivolo principale, neutralizzare minacce terrestri o partecipare ad ingaggi aerei con un elevato grado di automazione. Si tratta di tecnologie avanzate che si incastrano con programmi strategici come il Gcap (Global Combat Air Programme), il progetto del sesto di generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone. Per l’industria nazionale la sfida è trasformare l’esperienza di campo in know-how produttivo e catene di fornitura competitive, cogliendo il salto tecnologico imposto dalla guerra.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency