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Golfo e Hormuz: rischio shock sull'approvvigionamento di jet fuel

Raffinerie mediorientali e rotte marittime sotto stress: rincari, tagli frequenze e disagi

L’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, ha lanciato un avvertimento: la carenza di carburante per aviazione potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane a causa delle tensioni nel Golfo. Secondo l'ad, le scorte mondiali di jet fuel erano già sotto pressione prima dell’escalation tra Stati Uniti, Israele ed Iran; le recenti restrizioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz —arteria strategica per il flusso energetico globale— hanno ulteriormente ridotto la capacità di approvvigionamento. Le raffinerie mediorientali rappresentano una fonte cruciale di cherosene per i cieli europei, con circa il 75% delle importazioni del Vecchio Continente proveniente da quella regione: la compromissione degli impianti e dei corridoi marittimi si traduce quindi in disponibilità più limitate ed in volatilità dei prezzi. 

L’aumento del Brent si riverbera direttamente sui costi del carburante per gli operatori aerei: molte compagnie hanno già iniziato a tagliare frequenze ed a trasferire parte del rincaro sulle tariffe. Negli Stati Uniti si è registrato un rialzo significativo del prezzo del jet fuel dall’inizio della crisi. 

Wirth prevede che l’effetto più immediato sarà sui biglietti —più cari— e sulla capacità offerta: minori frequenze, aeromobili con load factor più elevati e possibili disagi per i passeggeri. Per il settore, la combinazione di scorte basse, problemi logistici nello Stretto e prezzi del greggio tendenzialmente al rialzo richiede monitoraggio operativo stretto e piani di mitigazione per la continuità del servizio.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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