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Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

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Enav, il costo della fragilità sistemica

Tra dividendi, manutenzione e sicurezza: quando la resilienza diventa un costo politico ed economico

Il 28 giugno 2025, mentre il primo fine-settimana degli esodi estivi stava già comprimendo i flussi sul Nord-Ovest, il sistema di controllo del traffico aereo di Milano ha perso per circa due ore la capacità di ricevere i dati radar. L’effetto operativo è stato immediato: 320 voli coinvolti, decine di migliaia di passeggeri bloccati nei terminal e ritardi medi superiori alle due ore e mezza. In una rete che vive di ridondanze e sincronismi, il guasto simultaneo ha trasformato un episodio tecnico in un problema di sistema.

Il giorno successivo, Enav (Società assistenza volo) ha indicato in Tim il soggetto responsabile dell’accaduto; la società di telecomunicazioni ha respinto ogni addebito, dichiarandosi estranea ai fatti. La ricostruzione, tuttavia, non si è fermata a questo scambio di accuse. Fonti vicine all’istruttoria Enac (Ente nazionale aviazione civile) hanno riferito volumi di traffico anomali sulla rete interna di Enav, e non sulla rete Tim: un dettaglio che, se confermato, sposterebbe in modo rilevante il perimetro della responsabilità tecnica.

La vicenda assume un peso ulteriore se letta alla luce del DLgs 134/2024, di recepimento della direttiva CER (Ue 2022/2557), entrato in vigore l’8 ottobre 2024. La norma imponeva già ad Enav, in quanto soggetto critico nel settore trasporti, l’adozione di misure idonee a garantire la continuità operativa anche in presenza di guasti simultanei a più componenti della catena. Il fatto che, nella stessa serata, risultassero inoperanti sia il sistema di ridondanza principale sia quello di riserva è esattamente la condizione che quel quadro regolatorio mirava a prevenire.

Il caso non può essere separato dal contesto economico e societario in cui si colloca. Nel 2025 Enav ha registrato un utile netto di 93 milioni di Euro e ha distribuito agli azionisti 156,7 milioni di Euro in dividendi, con un payout ratio implicito di circa il 168%. La cedola è stata portata da 0,27 a 0,29 Euro per azione, per poi essere corretta a 0,30, nonostante un utile netto in calo del 26% rispetto all’anno precedente ed un Ebitda contratto di oltre 18 punti percentuali.

Dal punto di vista del diritto commerciale, una distribuzione che attinga anche alle riserve non è di per sé illegittima. La valutazione cambia, però, se si guarda alla posizione della società attraverso il Tusp (DLgs 175/2016): una concessionaria in esclusiva di un’infrastruttura critica non può subordinare la gerarchia delle proprie priorità istituzionali alla massimizzazione della cedola. Il Piano Industriale 2025-2029 conferma questa impostazione, prevedendo che circa l’80% del Free Cash Flow sia destinato alla remunerazione degli azionisti e che la cedola continui a salire fino al 2029.

Nello stesso periodo, le organizzazioni sindacali hanno denunciato, nelle settimane che hanno preceduto lo sciopero del 10 aprile 2026, una cronica carenza di personale operativo, il degrado fisico di diversi impianti e violazioni della normativa vigente, sostenendo che i risultati finanziari fossero stati ottenuti attraverso "tagli indiscriminati sugli investimenti del mercato interno". Sul piano industriale e di sicurezza, il nesso tra compressione della spesa e fragilità infrastrutturale appare qui particolarmente evidente.

Per Enav, infatti, il nodo non riguarda soltanto la gestione di una società partecipata: riguarda la tenuta di un’infrastruttura essenziale in regime di concessione esclusiva. Quando gli incentivi manageriali restano ancorati soprattutto a parametri finanziari di breve periodo, la pressione a ridurre i costi tende a colpire proprio le voci meno visibili e meno immediatamente “premiate” dal mercato: manutenzione, organici, resilienza tecnica. Il mercato, di norma, non registra questa erosione; la collettività la percepisce soltanto quando il sistema si ferma.

Il DLgs 134/2024 attribuisce ad Enac ed al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, in qualità di Autorità di settore competente, poteri ispettivi penetranti, obblighi di valutazione del rischio ed un apparato sanzionatorio per le violazioni degli obblighi di continuità operativa. La questione centrale è se tali strumenti vengano impiegati in chiave preventiva oppure solo dopo l’emergere di un disservizio già consumato.

Anche il mercato ha inviato un segnale. Dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali del 2025, il titolo Enav ha perso il 2,53% scendendo a 3,95 Euro. Gli investitori istituzionali sembrano aver colto prima degli organi di vigilanza la fragilità di una strategia che estrae in modo sistematico liquidità dall’azienda. Quando la stessa dinamica riguarda il gestore dello spazio aereo nazionale, il tema non è più soltanto di governance: diventa un problema di sicurezza pubblica.

 E, soprattutto, è opportuno introdurre un sistema di monitoraggio su sponsorizzazioni e pubblicità da parte delle società pubbliche per proteggere l’indipendenza delle redazioni e, con essa, l’interesse della collettività, come più volte sollevato dall’onorevole Calenda?

Red - 1268984

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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