Taiwan e la partita delle armi Usa resta fuori dal suo controllo
Cresce lo scetticismo mentre Washington valuta il nuovo pacchetto militare
Con il possibile via libera di Donald Trump a nuove vendite di armi statunitensi a Taiwan diventato oggetto di forte attenzione internazionale, a Taipei la reazione raccolta dall’"Afp" è stata sorprendentemente misurata: per molti cittadini, la partita si gioca altrove, lontano dal loro controllo. Le discussioni si sono intensificate una settimana dopo le dichiarazioni rese da Trump a "Fox News" ed a bordo dell’Air Force One, alimentando interrogativi sulla tenuta della linea americana verso l’isola democratica.
Gli Stati Uniti, che hanno trasferito il riconoscimento diplomatico ufficiale da Taipei a Pechino quasi 50 anni fa, restano comunque il principale pilastro della sicurezza taiwanese. Proprio per questo, i funzionari dell’isola hanno osservato con attenzione l’attesa per la decisione di Trump sull’ultimo pacchetto di armamenti, mentre per le strade della capitale il clima appariva disteso.
Nicole Lee, infermiera di 46 anni, ha espresso scetticismo sulla capacità dell’apparato militare di Taiwan di reggere ad un conflitto con la Cina, che considera l’isola parte del proprio territorio e ha più volte minacciato l’uso della forza per prenderne il controllo. "Anche se ci fornissero armi, se dovessimo davvero ricorrere alla forza contro la Cina, non credo che potremmo fare molto", ha dichiarato.
Una valutazione simile è arrivata da Ben Wu, corriere di 41 anni, che ha paragonato le forniture militari americane a Taiwan ad una “tassa di protezione”. A suo giudizio, persino disponendo delle “armi migliori”, il vantaggio cinese renderebbe comunque estremamente arduo ogni esito favorevole per l’isola. Nel frattempo, Taiwan ha già investito molti miliardi di dollari nell’acquisto dagli Stati Uniti di caccia, missili ad alta tecnologia e droni, con l’obiettivo di rafforzare la deterrenza contro un eventuale attacco di Pechino.
Nel tentativo di ricordare a Trump i vincoli che discendono dal Taiwan Relations Act, approvato dal Congresso americano nel 1979 e che obbliga gli Stati Uniti a fornire armi a Taiwan, il governo dell’isola ha cercato di mantenere salda l’attenzione di Washington. Da parte americana, però, Marco Rubio e Jamieson Greer hanno ribadito che la politica degli Stati Uniti su Taiwan non è cambiata.
Per Cynthia Kuo, insegnante di scuola elementare di 29 anni, Trump è "il tipo di persona che dice semplicemente tutto ciò che gli passa per la testa". Ha aggiunto: "Quindi ho l'impressione che qualsiasi decisione prenda, la prenda solo se pensa che sia un bene per gli Stati Uniti", precisando poi: "Non terrà conto degli altri Paesi".
Ancora più netta la posizione di una pensionata di 78 anni, che ha chiesto di non essere identificata. Secondo lei, l’unica certezza è l’inaffidabilità del presidente americano: "È totalmente inaffidabile", ha affermato, definendolo anche "un teppista della politica internazionale".
Alla fine, sia la scelta di Washington sulle armi sia le prossime mosse di Pechino su Taiwan verranno determinate fuori dall’isola. Matt, studente universitario di 22 anni, ha sintetizzato questo senso di distanza con parole dirette: "Non sono così preoccupato". E ha concluso: "Che ci preoccupiamo o meno, in realtà non cambia nulla".
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency