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Brasile, possibile hub globale per il Saf grazie all’etanolo

Infrastrutture e regole: la leva industriale per la svolta brasiliana

Il Brasile potrebbe ritagliarsi un ruolo decisivo nella filiera globale del Saf (Sustainable Aviation Fuel), ma la sfida non è soltanto industriale: riguarda anche l’architettura regolatoria e finanziaria necessaria a far decollare la produzione su larga scala. È questa, in sintesi, la lettura emersa dall’analisi di Iata (International Air Transport Association), che vede nel Paese uno dei candidati più solidi per guidare la decarbonizzazione dell’aviazione.

Secondo le stime diffuse, già entro il 2030 le materie prime ottenute dall’etanolo prodotto da canna da zucchero, insieme ad oli vegetali ed olii esausti, potrebbero arrivare a circa 18 milioni di tonnellate. Un volume considerato sufficiente a generare fino a 12 milioni di tonnellate di Saf, cioè cinque volte la produzione mondiale prevista per il 2026, fissata a 2,4 milioni di tonnellate.

Il quadro è rafforzato dalla presenza di circa 15 progetti dedicati alla produzione di Saf oggi in fase di sviluppo nel Paese. Se tutti dovessero arrivare a compimento, la capacità aggiuntiva potrebbe raggiungere circa 2 milioni di tonnellate.

"La combinazione di abbondanti materie prime, una delle reti elettriche più pulite al mondo ed una lunga esperienza nella produzione di biocarburanti liquidi offre al Brasile l'opportunità di assumere un ruolo di leadership globale nella decarbonizzazione dell'aviazione" ha affermato il direttore generale Iata, Willie Walsh - "Lo sviluppo del settore potrebbe favorire la creazione di posti di lavoro, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e sostenere la crescita economica del Paese".

Nel giudizio di Iata, il vantaggio competitivo brasiliano nasce anche dalla solidità di un’industria dell’etanolo già consolidata e da infrastrutture di raffinazione che il Paese dispone da tempo. È proprio questa base, ha osservato l’associazione, a poter accelerare l’adozione delle tecnologie più avanzate per il Saf, in particolare dei processi che convertono l’etanolo in carburante per aerei. In uno scenario favorevole, il Brasile potrebbe persino diventare un esportatore netto di combustibili sostenibili.

I riflessi economici, sempre secondo l'associazione internazionale, si estenderebbero lungo l’intera catena del valore: dall’agricoltura alla logistica, dalle infrastrutture alla raffinazione, fino alla produzione dei nuovi carburanti ed alle esportazioni. Ne deriverebbero effetti positivi sull’occupazione, sull’indipendenza energetica e sullo sviluppo delle comunità locali.

Perché questo potenziale si traduca in capacità produttiva reale, l’organizzazione indica però una serie di condizioni precise: investimenti nelle infrastrutture industriali e logistiche, incentivi mirati alla produzione e strumenti finanziari capaci di attenuare il rischio per gli investitori. Centrale, in questa impostazione, anche l’adozione di un sistema "book-and-claim", fondato su certificati negoziabili di Saf, così da costruire un mercato globale e collegare il sistema brasiliano ai meccanismi internazionali, compreso il programma Corsia  (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation) dell’Icao (International Civil Aviation Organization, organizzazione internazionale aviazione civile).

Nel panel, Marie Owens Thomsen, vicepresidente senior Sustainability e capo economista Iata, ha sottolineato che il Brasile possiede risorse naturali e competenze industriali tali da poter occupare una posizione di primo piano nel mercato mondiale dei carburanti sostenibili per l’aviazione. Ha però precisato che arrivare ad una produzione su larga scala richiederà decisioni politiche disposte nella giusta sequenza: prima l’espansione dell’offerta e delle filiere produttive, solo in un secondo momento eventuali obblighi di utilizzo.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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