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CLARA MOSCHINI

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Palermo, piano da 250 milioni per un aeroporto più resiliente

Autonomia energetica, Saf ed investimenti per rafforzare la competitività dello scalo

Per Gesap, il futuro dello scalo di Palermo passa da una combinazione di investimenti, autonomia energetica e capacità di adattamento a uno scenario internazionale più instabile. Gianfranco Battisti, ad, ha indicato come obiettivo industriale una crescita del fotovoltaico interno fino a "2 megawatt entro il 2030, con una copertura pari a fino al 20% del fabbisogno energetico dello scalo". Nello stesso perimetro rientrano lo sviluppo delle infrastrutture per il Saf, l’elettrificazione delle operazioni di piazzale e la sostenibilità dei mezzi di rampa. Per il ceo, non si tratta di un semplice adempimento ambientale: “Non è un vincolo che ci viene imposto, è un fattore competitivo, perché chi arriva prima a un sistema energetico più autonomo sarà anche chi reggerà meglio la prossima crisi”.

La cornice strategica, secondo il manager, è quella di uno scalo che deve interpretare fino in fondo la propria posizione geografica. “Il vantaggio dello scalo palermitano è quello di essere una porta naturale del Mediterraneo, ma proprio per questo comporta una responsabilità maggiore. Per un territorio insulare il trasporto aereo non è un’opzione, è una necessità, non esiste continuità territoriale senza continuità aerea”, ha osservato. Da qui la scelta di costruire una strategia articolata su tre assi: resilienza operativa, diversificazione di rotte e vettori, qualità dell’infrastruttura e dei servizi. In una fase di crisi, ha aggiunto, gli aeroporti vengono selezionati non soltanto in base alla domanda, ma soprattutto in funzione della loro capacità di mantenere in piedi l’intero sistema.

I risultati economici e di traffico, nelle sue parole, confermano la bontà dell’impostazione. “Nel 2025 -prosegue- abbiamo chiuso con un utile record, superando i 9,2 milioni di passeggeri, grazie soprattutto alla destagionalizzazione dei flussi turistici e a un traffico business sempre più consistente. Il primo quadrimestre 2026 ha proseguito su questa traiettoria, oltre 2,5 milioni di passeggeri, con una crescita del 6,7% sull'anno precedente. Il traffico internazionale ormai rappresenta il 40% del totale, con la Francia che è diventata il nostro primo mercato estero. Sulla base di questi risultati abbiamo rivisto al rialzo le nostre stime per l'intero anno”.

Su questo sfondo, l'ad ha ribadito la necessità di una capitalizzazione più ampia. “La capitalizzazione è necessaria, non siamo in grado di andare avanti con i soli fondi pubblici. L'apertura del capitale, se guidata da un modello di governance solido, può trasformare un'infrastruttura in un acceleratore di sviluppo economico. Il nostro obiettivo è attrarre partner industriali globali capaci di portare competenze, tecnologia e capitali di medio-lungo periodo. Allo stesso tempo restiamo convinti che privatizzazione non significhi necessariamente uscita del pubblico, in una logica di sviluppo, la sinergia tra parte pubblica e parte privata è fondamentale, anche a tutela dell'interesse collettivo, dell'occupazione, delle rotte sociali e degli standard di servizio”.

Il piano industriale, ha precisato, mette in campo investimenti fino a "250 milioni di Euro entro il 2030". Le risorse sono distribuite fra ampliamento del terminal, sostenibilità energetica con fotovoltaico e sistemi di accumulo, digitalizzazione dei processi ed infrastrutture Saf-ready per i carburanti sostenibili. L’obiettivo finale è un aeroporto connesso, sostenibile, digitalmente avanzato e integrato con il territorio, oltre che una piattaforma strategica per il Mediterraneo e, nelle sue intenzioni, un esempio di partnership pubblico-privata per il Mezzogiorno.

Un capitolo specifico riguarda il rapporto con Enac (Ente nazionale aviazione civile). Il ceo ha ricordato che “abbiamo sottoscritto un contratto di programma che stanzia 68 milioni di euro di investimenti fino al 2027. Sono risorse destinate a infrastrutture, sostenibilità e qualità dei servizi, e rappresentano la cornice entro cui continueremo a sviluppare lo scalo nei prossimi anni, dal potenziamento delle aree passeggeri fino agli interventi sul lato aeromobili" (vedi AVIONEWS).

Guardando al contesto internazionale, il manager ha richiamato le fragilità del continente europeo. “E' un tema centrale -afferma Battisti-. L'Europa ha giustamente spinto sulla transizione energetica, ma senza costruire in parallelo una filiera industriale e di approvvigionamento sufficientemente autonoma. Questo oggi ci espone a uno shock esterno. Il rischio più grande sarebbe sbagliare diagnosi, pensando che si tratti solo di un problema di prezzi quando invece va risolto strutturalmente”.

Il suo percorso professionale, maturato tra ferrovie, porti ed aeroporti, viene letto da Battisti come un’esperienza unitaria. “Il filo conduttore -spiega- è la convinzione che le infrastrutture di trasporto, ferroviarie, marittime o aeree, oggi vadano governate con la stessa logica, non più semplice gestione di flussi, ma presidio di sistemi complessi esposti a shock esterni, geopolitici, energetici, industriali. Che si parli di un treno ad alta velocità, di una nave o di un aeroporto, il principio è identico, la crescita di oggi non può più essere lineare, deve essere gestita dentro un sistema instabile. Bisogna diversificare i mercati e le relazioni, ed investire in infrastrutture resilienti”.

Per i prossimi mesi, la prospettiva delineata per l’aeroporto di Palermo non è quella di una fase difensiva, bensì di una trasformazione profonda. Battisti prevede una maggiore selettività sulle rotte, un controllo più rigoroso della struttura dei costi e un consolidamento degli hub strategici. Il punto centrale, tuttavia, resta un altro: “il trasporto aereo è un’infrastruttura critica e fondamentale per l’economia, non un servizio accessorio. Chi lo capirà per primo avrà un vantaggio competitivo duraturo”.

Red - 1269827

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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