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CLARA MOSCHINI

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Enav, nodo trasparenza su nuovi assetti ed assunzioni

Sindacati chiedono chiarimenti su governance, polo milanese e nuove assunzioni

Enav, bufera sulle manovre pre-elettorali: il sindacato solleva il caso del "nuovo polo" milanese e delle assunzioni senza piano industriale Nuove nubi si addensano sui cieli di Enav SpA, la società pubblica che gestisce il traffico aereo civile in Italia. Una dura lettera della segreteria nazionale di Uil trasporti, indirizzata ai vertici aziendali, ha scoperchiato un potenziale caso di gestione opaca che rischia di trascinare la partecipata di Stato al centro di un polverone non solo sindacale, ma anche politico e giudiziario.  Al centro della contestazione ci sono indiscrezioni giornalistiche e, quel che è peggio, le recenti dichiarazioni di un "illustre esponente politico" della maggioranza di governo riguardanti una imminente riorganizzazione aziendale. Il piano del nuovo amministratore delegato, Igor De Biasio, prevederebbe la creazione di un nuovo e dispendioso polo nell'area milanese, con conseguente penalizzazione delle storiche sedi e delle risorse romane, il tutto affiancato da un'ondata di assunzioni gestite direttamente dall'amministrazione.

Il primo elemento di forte perplessità risiede nel metodo. Secondo quanto denunciato da Uiltrasporti, l'azienda avrebbe tenuto i rappresentanti dei lavoratori all'oscuro di tutto, persino durante le recenti sedute dell'Organismo di Garanzia del Gruppo Enav. Un comportamento che si pone "esattamente agli antipodi" rispetto agli accordi stipulati nel 2016 presso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, i quali impongono il coinvolgimento preventivo dei sindacati su assunzioni, riorganizzazioni e nuovi assetti societari prima che questi approdino in consiglio di amministrazione.

Ma oltre alla violazione delle relazioni industriali, l'intera operazione solleva pesanti interrogativi sotto il profilo della legittimità economica e amministrativa.

Ad appesantire un quadro già opaco si aggiunge l'assetto della nuova governance e, in particolare, la figura del neopresidente Sandro Pappalardo, insediatosi al vertice della società di recente. La nomina di Pappalardo ha fatto storcere il naso a più di un osservatore per via di un macroscopico nodo di opportunità e potenziale conflitto d'interessi che in molti, nei palazzi della politica, sembrano voler ignorare. Pappalardo, infatti, è giunto alla presidenza di Enav provenendo direttamente dal vertice di ITA Airways, la principale compagnia aerea di bandiera del Paese. Ci si trova di fronte a un singolare cortocircuito regolatorio: l'ex-presidente del principale "cliente" dei cieli italiani (la compagnia aerea che paga le tariffe di rotta) si ritrova oggi a guidare il "fornitore" monopolista (Enav, che gestisce i servizi di assistenza al volo e ne stabilisce i costi). Un travaso diretto di poltrone che incrocia controllori e controllati e che rischia di minare la necessaria terzietà e indipendenza della governance di Enav, specialmente in una fase delicata di ridefinizione degli assetti societari e di piani industriali ad alto impatto economico. Enav è una società a controllo pubblico vigilata dalla Corte dei Conti. In base al Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica (TUSP - D.Lgs. 175/2016), ogni investimento, apertura di nuove sedi o piano di reclutamento deve rispondere a stringenti ed evidenti criteri di sostenibilità finanziaria, logica industriale e utilità strategica. Spostare baricentri operativi e avviare assunzioni senza che vi sia un chiaro e documentato fabbisogno industriale non è solo una scelta discutibile: rischia di configurarsi come una palese violazione del dovere di diligenza nella gestione delle risorse pubbliche. Se le spese per il nuovo polo milanese si rivelassero sproporzionate e prive di ritorno economico, gli amministratori risponderanno personalmente di danno erariale davanti ai magistrati contabili. Ciò che tuttavia allarma maggiormente gli osservatori è il tempismo di queste manovre. Il sospetto che la nascita di un nuovo polo operativo e l'ingresso di nuovo personale possano essere utilizzati per creare bacini di consenso a ridosso di scadenze elettorali, comunali e nazionali, è più che un semplice retropensiero.

Di fronte a uno scenario simile, il Paese non può permettersi il lusso del silenzio o del "fatto compiuto". È quanto mai urgente e auspicabile un intervento serio e tempestivo delle autorità preposte .Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ed il ministero dell'Economia e delle finanze (Mef), in qualità di azionisti e vigilanti, hanno il dovere di fare immediata chiarezza, pretendendo la trasparenza dei piani industriali e verificando la reale compatibilità dei ruoli apicali. Allo stesso modo, la Corte dei Conti e l'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) dovrebbero accendere i propri riflettori sulle procedure di spesa, sui potenziali conflitti d'interesse e sui reclutamenti in corso, per verificare che l'interesse pubblico ed il patrimonio dello Stato vengano rigidamente tutelati. I vertici di Enav forniscano subito quel "sollecito riscontro" chiesto dai sindacati; in caso contrario, toccherà alla magistratura e agli organi di controllo fare luce laddove oggi si addensano troppe ombre.

red - 1269915

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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