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Enac: quando la spartizione delle poltrone indebolisce governance, competenze e safety pubblica

Nomine pubbliche e sicurezza: il costo della lottizzazione politica

Al centro del dibattito parlamentare sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, c’è un emendamento, il 1.023, che propone di istituire un Commissario straordinario per ENAC, con l’effetto di azzerare l’attuale assetto di vertice dell’ente. Il testo viene presentato come un intervento di riordino ed efficienza organizzativa, ma la sua impostazione ha già acceso un confronto duro, perché di fatto interviene nel vuoto creato dalla scadenza del mandato del Presidente, terminato il 30 giugno 2026.

La soluzione prospettata non nasce da una criticità gestionale formalmente accertata, bensì dall’assenza di un accordo politico sul successore. Ed è proprio questo il punto che sta alimentando le critiche: invece di arrivare a una nuova nomina, si sceglie di ricorrere a un commissariamento che coinvolgerebbe l’intera governance, con una discontinuità molto più ampia di quella necessaria per coprire la sola vacanza della presidenza.

Secondo l’impostazione contestata, l’uso del commissariamento si porrebbe in tensione con l’art. 11 del d.lgs. 250/1997, che lo configura come misura sanzionatoria estrema, attivabile soltanto in presenza di gravi e accertate patologie di funzionamento o di violazioni. Impiegarlo per superare una fase di stallo nella scelta del vertice equivarrebbe, nella sostanza, a forzare lo strumento oltre la sua finalità originaria.

Le ricadute non riguarderebbero solo il piano istituzionale. L’emendamento investe anche posizioni dirigenziali già in essere e coperte da mandato. Tra queste figura il Direttore Generale, nominato nel 2025 con un incarico quinquennale valido fino al 2030. La sua eventuale rimozione anticipata, priva di contestazioni specifiche e non collegata ad addebiti, solleverebbe un evidente tema di continuità amministrativa e di rispetto del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Il nodo più delicato, tuttavia, è quello della sicurezza del trasporto aereo. Il Direttore Generale svolge infatti il ruolo internazionale di accountable executive dello State Safety Programme dell’Italia, secondo il quadro normativo ICAO ed EASA. Si tratta della figura che garantisce agli organismi internazionali la tenuta del sistema nazionale di safety. Una sua sostituzione nel pieno del mandato, legata a un riequilibrio politico anziché a ragioni tecniche, finirebbe per toccare un presidio che, per definizione, dovrebbe restare estraneo alle dinamiche di spartizione.

Il caso di ENAC viene letto da più parti come un segnale di un metodo già visto anche in altre circostanze: la continuità dei piani industriali e la specializzazione delle competenze arretrano quando la priorità diventa la ricerca di un equilibrio tra forze politiche. In un comparto strategico, dove un solo mandato spesso non basta a consolidare risultati e standard operativi, l’interruzione dei cicli gestionali produce effetti che superano il perimetro dell’ente e si riflettono sull’intero sistema Paese.

È in questo quadro che cresce la critica verso una prassi che trasforma i manager in figure intercambiabili e gli enti in spazi da congelare in attesa di accordi di maggioranza. Nel settore dell’aviazione civile, dove continuità, competenza e affidabilità istituzionale sono elementi inseparabili, l’eventuale commissariamento di ENAC viene considerato da molti un passaggio capace di indebolire credibilità internazionale e stabilità gestionale, proprio nel momento in cui servirebbe il contrario.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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