Voli Cina-Usa, il nodo dello spazio aereo russo
Le aerolinee Usa frenano sulle nuove frequenze per i maggiori costi operativi
La ripresa dei collegamenti aerei non-stop fra Cina e Stati Uniti resta condizionata da una questione operativa che divide i vettori delle due sponde del Pacifico: il sorvolo della Russia. Mentre le compagnie cinesi possono utilizzare tale corridoio, quelle statunitensi sono costrette a pianificare itinerari alternativi, più lunghi e onerosi sotto il profilo del carburante e dei costi di esercizio.
È questo il principale motivo dell'opposizione delle aerolinee americane a un ulteriore incremento delle frequenze tra i due Paesi. Le principali compagnie Usa hanno già contestato alle autorità di Washington l'aggiunta di servizi da parte dei vettori cinesi, ritenendo che l'accesso allo spazio aereo russo determini un quadro concorrenziale non equilibrato.
Il tema è tornato al centro dell'attenzione dopo l'intervento del presidente cinese Xi Jinping durante la cerimonia alla Casa Bianca, nel corso della visita a Washington (vedi AVIONEWS). "I due Paesi potrebbero anche aumentare i voli diretti", ha dichiarato Xi, indicando l'espansione dei collegamenti come strumento per sostenere gli spostamenti e gli scambi commerciali bilaterali.
Come riferisce il "South China Morning Post", il mercato dispone di margini per accogliere più servizi diretti, nonostante la domanda non abbia ancora recuperato i volumi registrati prima della pandemia. Per Brendan Sobie, fondatore della società di consulenza Sobie Aviation, l'attuale capacità è infatti così contenuta da lasciare spazio a nuove frequenze.
Oggi vettori cinesi e statunitensi possono operare approssimativamente 50 voli settimanali di andata e ritorno per parte. Prima del Covid, il totale dei collegamenti settimanali tra Cina e Stati Uniti superava invece quota 320. L'eventuale sviluppo della rete resta quindi legato non soltanto alla domanda, ma anche alla persistente disparità nelle condizioni di pianificazione delle rotte intercontinentali.
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