UGL e la tempesta sui conti: un’ombra pesante che la rappresentanza dei lavoratori non può permettersi
Esiti delle verifiche decisivi per trasparenza, autonomia e fiducia degli iscritti
Le indiscrezioni e le ricostruzioni pubblicate da Fanpage.it tracciano un quadro a dir poco inquietante ai vertici dell’UGL. Secondo quanto emerso, la Confederazione guidata dal segretario generale Francesco Paolo Capone si appresterebbe ad approvare in sole ventiquattro ore tre anni di bilanci (dal 2024 al primo semestre 2026), rimasti finora inaccessibili persino agli organi direttivi. Sulla scrivania dei magistrati della Procura di Roma sono giunti esposti dettagliati inviati da esponenti della stessa dirigenza interna. Tra le accuse oggetto di verifica figurano presunte opacità nella gestione finanziaria – con il sospetto di trasferimenti di risorse non deliberati verso la casa editrice Edizioni Sindacali e l'uso improprio di personale per la rivista Pagine Libere –, l'incognita sulla destinazione dei 600mila euro ricavati da una vendita immobiliare e l'ipotesi di un ricorso sistematico a dati sul tesseramento gravemente sovrastimati per attestare la propria rappresentatività di fronte al Ministero del Lavoro. A complicare ulteriormente il quadro vi è anche il cosiddetto "caso delle parcelle Alitalia". Il nome del vicesegretario Luigi Ulgiati compare come testimone in una causa civile promossa davanti al Tribunale di Civitavecchia dall'avvocato Giuseppe Ametrano contro la Federazione Nazionale UGL Trasporto Aereo (rappresentata da Francesco Rocco Alfonsi). Il legale sostiene di non essere stato pagato dal sindacato per l'assistenza legale fornita a centinaia di iscritti nelle vertenze degli ex lavoratori Alitalia. Di fronte a un simile scenario, non si può che esprimere un profondo dispiacere. Se le verifiche della magistratura e degli organi preposti dovessero confermare le ipotesi di reato o anche solo le irregolarità gestionali descritte, ci troveremmo dinanzi a un colpo durissimo sferrato alla credibilità del sindacalismo italiano nel suo complesso. La tutela dei lavoratori non vive di meri proclami né di operazioni d'immagine, ma trae la sua forza dalla trasparenza, dall'etica gestionale e dalla fiducia che gli iscritti ripongono nelle proprie rappresentanze. In un'organizzazione che gestisce risorse collettive e contributi pubblici, l'opacità sui conti è un vulnus che ferisce prima di tutto chi ogni mese versa la propria quota associativa sperando di essere tutelato. Al di là degli aspetti giudiziari – per i quali occorre mantenere la presunzione d'innocenza fino a prova contraria –, le notizie di oggi riaprono un interrogativo di natura squisitamente politica e sociale: qual è stato davvero il ruolo svolto dal sindacato negli ultimi anni? Osservando la parabola dell'UGL negli ultimi tempi, si fa fatica a scorgere la centralità della vertenza sociale o la difesa dei diritti nei posti di lavoro. Al contrario, appare sempre più marcata la tendenza a trasformare la sigla sindacale in una cassa di risonanza politica, in un incubatore di salotti editoriali e in una piattaforma di relazioni istituzionali ad uso e consumo dell'esecutivo o di singole correnti. Quando la missione di una sigla sembra sbilanciarsi verso la sponsorizzazione di riviste d'area o la partecipazione agli equilibri di governo, si rischia di perdere di vista la reale ragion d'essere del sindacalismo: la difesa del salario, della salute, della sicurezza e della dignità di chi lavora. Il sindacato non può essere percepito come un comitato d'affari o una dépendance di partito. Se le organizzazioni dei lavoratori perdono la propria terzietà, la propria autonomia e la propria trasparenza interna, finiscono per svuotare di senso il loro stesso mandato istituzionale. Ci si augura che venga fatta piena luce al più presto su ogni ombra emersa in queste ore, non solo per il rispetto dovuto alla legalità, ma per il bene di un Paese in cui i lavoratori hanno disperato bisogno di rappresentanti autorevoli, trasparenti e credibili.
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