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CLARA MOSCHINI

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Aeroporti italiani paralizzati: la fragilità resta senza risposte

Dopo il caos del 2025, le ridondanze della rete ENAV restano un nodo irrisolto

Un altro guasto alla rete dati blocca gli aeroporti italiani. Nel giugno 2025 fu il "balletto delle responsabilità" con TIM tra smentite e rimpalli. A distanza di un anno, la lezione non è servita a nulla: i cieli si fermano ancora e a pagare il conto sono sempre i soliti. Ci risiamo. Un’altra mattina di passione, tabelloni tinti di rosso, migliaia di passeggeri bloccati nei terminal di tutta Italia, coincidenze perse e un Paese che si scopre, per l'ennesima volta, infrastrutturalmente fragile. Il copione andato in scena oggi con l'ennesimo guasto alla rete di trasmissione dati di ENAV ha il sapore amaro del déjà-vu. Un film già visto, già subito e mai corretto.Era il giugno del 2025 quando il blocco del Centro di Controllo d’Area di Milano congelò i cieli del Nord Italia. In quell'occasione, l'amministratore delegato di ENAV, Pasqualino Monti, non perse tempo e puntò immediatamente il dito contro il fornitore della connettività, TIM. Una colpa "altrui", comoda e pronta all'uso. Peccato che la replica di TIM arrivò come una doccia fredda: smentita secca, responsabilità rispedite al mittente e la precisazione che i sistemi di ridondanza e backup della rete erano perfettamente operativi.Un botta e risposta al veleno a cui non è seguita alcuna reale operazione di trasparenza. Chiuso il sipario sull'emergenza, spenti i riflettori delle cronache, il dossier è finito nel classico cassetto della burocrazia italiana. Nulla è stato fatto. Nessuna revisione strutturale, nessun audit pubblico e indipendente sulle infrastrutture critiche del Paese, nessun ripensamento sulle architetture di rete. Alcuni manager sono passati ad altre partecipate pubbliche.E oggi puntualmente la storia si ripete.Di fronte a un nuovo tilt nazionale, la domanda sorge spontanea e provocatoria: di chi sarà la colpa questa volta?Si cercherà ancora una volta il capro espiatorio di turno per nascondere l'incapacità di garantire la continuità operativa di un servizio pubblico essenziale? Si darà nuovamente la colpa a un provider esterno, a una misteriosa "anomalia software" o magari alla sfortuna?In un Paese moderno, la continuità dei sistemi di gestione del traffico aereo non può essere affidata alla speranza che "nulla si rompa". Le infrastrutture critiche si definiscono tali proprio perché devono prevedere il guasto: devono possedere livelli di ridondanza tali per cui, se cade una linea, ne subentra un'altra all'istante, senza che il Paese si fermi. Se un'anomalia alla trasmissione dati manda in blocco la capacità di volo dell'intera nazione, il problema non è il singolo guasto tecnico: è la vulnerabilità del sistema.Basta scaricabarile: servono risposte e responsabilitàContinuare a gestire i servizi strategici con la logica dell'emergenza perenne e dello scaricabarile non è più accettabile.I passeggeri che oggi attendono smarriti nei terminal non vogliono sapere quale società addosserà la colpa all'altra nelle prossime ore. Vogliono sapere per quale motivo, a distanza di oltre un anno dall'ultimo disastro e dopo le solenni promesse di chiarimento, ci ritroviamo esattamente allo stesso punto di partenza. Il tempo delle giustificazioni e delle accuse incrociate è scaduto. Il Paese ha diritto a infrastrutture all'altezza e, soprattutto, a dirigenti e manager che rispondano degli errori anziché cercare un colpevole a cui passare il cerino bagnato.

red - 1271168

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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