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Regno Unito, stretta sui droni a difesa delle basi militari

Londra estende le no-fly zone ed investe in capacità anti-Uas per 220 installazioni

Il rafforzamento della protezione delle infrastrutture militari britanniche passa anche dal quadro normativo applicato alle operazioni con droni. Il Regno Unito ha già imposto zone di restrizione al volo sopra 50 siti della difesa e punta ad includere altre 170 installazioni entro dicembre 2026.

L’aggiornamento è stato fornito alla camera da Louise Sandher-Jones, sottosegretario per le forze armate, in risposta ad un’interrogazione presentata dai conservatori sulla sicurezza delle basi e sul sostegno a Guardian. Le misure consentono di perseguire i sorvoli non autorizzati nelle aree designate e rendono più agevole l’azione delle autorità competenti.

Le limitazioni, tuttavia, non rappresentano una protezione materiale contro gli aeromobili a pilotaggio remoto: definiscono piuttosto uno strumento giuridico per contrastarne l’impiego illecito nello spazio aereo delle installazioni protette.

Nel quadro delle risorse previste, Louise Sandher-Jones ha dichiarato: “Il piano di investimenti per la Difesa prevede ulteriori 470 milioni di sterline in quattro anni per tecnologie ed infrastrutture di sicurezza”.

Il sottosegretario ha inoltre riferito che, nei precedenti 18 mesi, sono stati destinati 15 milioni di sterline a sistemi aerei a pilotaggio remoto, capacità antidroni ed attività addestrative. L’estensione annunciata resta quindi programmata per le ulteriori 170 installazioni, mentre le restrizioni risultano già operative sui 50 siti inizialmente individuati.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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