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Macrì: senza industria comune l’Europa spreca la difesa

Il presidente richiama interoperabilità, programmi condivisi e consolidamento delle piattaforme europee

L’incremento dei bilanci della difesa, se non accompagnato da una profonda convergenza industriale europea, può trasformarsi in una moltiplicazione di costi e duplicazioni. È il punto evidenziato dal presidente di Leonardo, Francesco Macrì, intervenendo al convegno "La protezione delle infrastrutture strategiche nelle crisi transnazionali".

Per lui, il percorso verso una difesa europea non può prescindere dalla costruzione di una base industriale realmente condivisa. “Prima ancora che si immagini una difesa comune, dobbiamo immaginare un’industria comune”, ha affermato, richiamando la necessità di rendere omogenee le piattaforme disponibili nel continente.

Il divario con gli Stati Uniti emerge soprattutto dalla frammentazione dei programmi: Washington opera con un numero limitato di piattaforme navali, mentre l’Europa dispone di decine di tipologie fra navi e sommergibili, alle quali si aggiunge un panorama altrettanto articolato nei domini terrestre ed aereo. “Dobbiamo tutti sforzarci per unificare le piattaforme”, ha dichiarato il presidente di Leonardo, sottolineando che il continente ne possiede “troppe da integrare”.

La risposta, secondo Macrì, richiede investimenti orientati a tecnologie comuni ed all’interoperabilità, poiché “il confine nazionale rispetto alle minacce è un aspetto ridicolo”. In questo quadro ha citato le iniziative già avviate: la collaborazione con Rheinmetall nel settore terrestre, quelle con Thales e Airbus nello spazio ed il programma Gcap (Global Combat Air Programme) per il caccia di sesta generazione sviluppato con Regno Unito e Giappone.

Red - 1271428

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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