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CLARA MOSCHINI

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Italia: AAA cercasi compagnia aerea nazionale

Dove si vuole andare senza un piano nazionale dei trasporti?

Tanti sono stati i vettori aerei nati e chiusi in Italia dopo l'Airline Deregulation Act del 1978. Dopo questa data anche in Italia il trasporto aereo ha triplicato i passeggeri negli ultimi venti anni, ma ha perso o sta perdendo tutte le compagnie aeree. Mentre in Europa si cercavano nuove formule per attrarre passeggeri, l'Italia iniziava ad essere campo di conquista da parte di altri vettori europei commerciali e low-cost, tanto che oggi Alitalia ha una quota di mercato sostanzialmente residuale rispetto alle compagnie straniere che operano sul nostro territorio. Anche negli Usa la liberalizzazione ha portato al fallimento di grandi compagnie, come Pan Am, Twa, ma ha portato anche alla nascita ed al rafforzamento di altre compagnie di livello mondiale. In Europa con la liberalizzazione di fine anni '90 molti imprenditori pensarono di fare i soldi facili e hanno dato vita a molte compagnie tradizionali o low-cost. Solo in Italia da allora sono "andate per aria" decine di compagnie per la scarsità della qualità gestionale e per la scarsa conoscenza del settore da parte di manager spesso improvvisati. Ci ricordiamo di Volare, Albatros, Eagle, City Bird, Helios, Azzurra, Air Blu, Air Puglia, Air Emilia, Air Sicilia, Air Italica, Air Europe, Oceano Airlines, Panair,  Federico II Airlines, Noman, Livingstone, Gandalf,  Alisea, Windjet,  Ernst Airlines, Vola Salerno, Italyfirst, Ciaofly e tante altre ancora? È evidente che anche compagnie come Alitalia, Air Italy ed altre stanno subendo lo stesso destino per la mancanza di capacità da parte del management, troppo spesso scelto con criteri più clientelari che non di tipo professionale.

Ma oltre a questo, quella che è mancata soprattutto è stata una visione strategica di tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni che non hanno costruito una solida difesa del mercato italiano. In modo molto miope, si è pensato di risolvere i problemi in Italia cedendo con accondiscendenza a Ryanair ed ad altre aviolinee straniere il grande e ricco mercato dei passeggeri italiani. Troppo spesso i Governi hanno ceduto alle pressioni del campanilismo assecondando aeroporti locali con la scusa del marketing territoriale che da anni in Unione europea non si riesce a definire e limitare. Si è trattato sostanzialmente di aiuti di Stato delle Regioni e degli altri enti locali che alla lunga hanno ucciso il trasporto aereo in Italia. Francia, Germania, Gran Bretagna hanno invece saputo difendere i loro mercati. 

Oggi non saremmo nella situazione di dèbacle che conosciamo se si fosse intervenuto su tutto il comparto del trasporto con una visione di integrazione e di sinergie fra aereo, treno, autostrade e navi per migliorare la mobilità nel Paese e favorire soprattutto il turismo su tutto il territorio nazionale. Ma è ancora possibile intervenire se si sceglie la strada della regolazione piuttosto che quella, più semplice ma perdente, della sopravvivenza "day by day". E' necessario che il Governo al più presto metta le mani ad una normativa che costruisca e realizzi un piano del trasporto integrato in Italia. Non ci sono altre soluzioni se si vuole salvare aziende come Alitalia o Air Italy. 

NB - 1227875

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