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Covid: perché l'aereo è sicuro e l'aria non è contaminata

Lo spiega un comandante di Alitalia, responsabile Technical Safety Board Uiltrasporti

“Benvenuti a bordo” 

Il comandante, nell’annuncio ai passeggeri che si imbarcano su un volo di linea, trasmette il suo messaggio rassicurante e dettagliato sul volo. Ma in epoca di coronavirus resta latente il timore che il viaggio possa trasformarsi in uno dei possibili eventi di contagio, che abbiamo imparato, nostro malgrado, a temere fino al limite del panico. Ma davvero sappiamo cosa stiamo respirando mentre siamo a bordo? Stiamo davvero rischiando la diffusione del contagio di questo virus, o di qualsiasi altra malattia trasmissibile per via aerea? 

La qualità dell'aria che respiriamo, in linea generale, è un requisito fondamentale per garantire adeguate condizioni ed aspettative di vita. Se i passeggeri trascorrono in media qualche centinaio di ore in una cabina-passeggeri di un aereo di linea nell'arco della loro vita, gli equipaggi possono arrivare e superare la soglia delle 20 mila ore in volo. Appare logico trattare questo argomento utilizzando dati certi che derivino da misurazioni precise e mirate. Sono molte le commissioni sia europee che americane che si occupano da anni di tutelare la salute di passeggeri e del personale navigante: in Usa esiste per Faa l'Excellence for Airliner Cabin Environment Research (Acer), in Europa esiste il Project Committee-Agenti chimici della Commissione aerospaziale e difesa UNI/CT041. 

Non è semplice circoscrivere in poche righe questa delicata materia. Per questo riporteremo solo i fatti in modo asettico e libero da opinioni che potrebbero influenzare il lettore. 

L'utilizzo dei filtri Hepa (High Efficiency Particulate Air filters

 Filtri anti-particolato ad alta efficienza) ed il sistema che, per contenere i consumi, prevede il riutilizzo del 50% dell'aria presente in cabina dopo filtraggio, non assicurano una qualità di “aria di montagna”, ma la diluizione con aria fresca esterna garantisce l'abbattimento di tutti i contaminanti virali e batterici e degli altri contaminanti chimici sotto la soglia di pericolosità finora misurata. In generale, il rischio complessivo di contrarre una malattia da una persona malata in aree confinate con alta densità di occupanti, come un autobus od un cinema, indubbiamente esiste, ma il rischio sugli aeroplani è nettamente inferiore rispetto alla maggior parte degli spazi ristretti, proprio perché i moderni aeroplani sono equipaggiati con sistemi di filtraggio dell'aria in cabina dotati di filtri Hepa. I filtri dell'aria in particelle Hepa o ad alta efficienza, hanno prestazioni simili a quelle utilizzate per mantenere l'aria pulita nelle sale operatorie ospedaliere e nelle camere bianche industriali. Sono efficaci nel catturare più del 99 percento dei microbi (virus e batteri) presenti nell'aria. L'aria filtrata e di ricircolo fornisce livelli di umidità della cabina più elevati e livelli di particolato inferiori rispetto al 100% dei sistemi di aria esterna. Il sistema dell'aria della cabina è progettato per funzionare nel modo più efficiente fornendo circa il 50% di aria esterna e il 50% di aria filtrata e di ricircolo. Questo normalmente fornisce tra i 15 ei 20 piedi cubi di aria totale al minuto per persona in classe economica. La fornitura totale di aria è quindi essenzialmente sterile e priva di particelle. 

La circolazione dell'aria nella cabina è continua. L'aria fluisce sempre dall'interno verso l'esterno della cabina. Il flusso d'aria totale verso la cabina viene erogato con una portata in serie equivalente a 20-30 cambi d'aria all'ora. Ciò fornisce il controllo della temperatura e riduce al minimo i gradienti di temperatura all'interno. Più precisamente, i filtri sono in grado di rimuovere dall’aria circolante, con un’efficenza del 99,995%, le particelle nell’arco da 0,1 a 0,3 micron di batteri e virus. In sostanza, dalle cosiddette “bocchette” (i diffusori individuali posti sopra ad ogni posto a bordo) oltre che da quelli non visibili posti dietro le cappelliere ed ai lati della cabina in prossimità del pavimento, esce aria sanificata e costantemente rinnovata. 

Ma con quale frequenza questi filtri vengono sostituiti? L’intervallo di sostituzione dipende dal modello di aeromobile, anzi più precisamente dalle indicazioni estremamente dettagliate ed approvate dalle Autorità aeronautiche (in Europa Easa) e le singole compagnie aeree possono solo essere più restrittive e cautelanti nei riguardi di tali rigide scadenze. 

Ma supponiamo, trattandosi di materiale ad alto costo e con le sempre maggiori difficoltà di bilancio, che un vettore violi intenzionalmente tali restrizioni di sostituzione, che rischio esiste per i passeggeri e gli equipaggi? Si verificherebbe una diminuzione del flusso d’aria, ma l’efficienza dei filtri Hepa nella cattura di batteri e virus sarebbe inalterata. Ma se ci sentiamo sicuri della qualità dell’aria dal punto di vista della trasmissione di virus e batteri, non abbassiamo la guardia nel costante controllo dei possibili contaminanti che possono raggiungere le cabine laddove la moderna tecnologia ne consenta l'individuazione, quali le micro particelle non infettive che comunque potrebbero raggiungere i diffusori della cabina. Ed è per questo, per migliorare costantemente la qualità dell’aria nelle cabine dei velivoli, che la struttura del Technical Safety Board di Uiltrasporti è in costante contatto con la Commissione Tecnica del Comitato di Standardizzazione Europeo in supporto al progetto di Standard Air Quality al quale stiamo lavorando da diversi anni. (CEN/TC 436 Cabin Air Quality on civil aircraft - Chemical Agent). 

Quindi: “Parla il comandante: benvenuti a bordo. Vi auguriamo un piacevole volo”...

Autore: Comandante di Alitalia Marco Terranova, responsabile Technical Safety Board Uiltrasporti

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