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Autostrade - una vicenda tutta all’italiana

Nelle ultime ore si sono registrate tutta una serie di confuse notizie su Autostrade

Nelle ultime ore si sono registrate tutta una serie di confuse notizie su Autostrade. Dapprima, nell’ambito di un ipotizzato piano del Governo Conte, l’annunciata nazionalizzazione di Autostrade S.p.A. tramite l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti e il Fondo F2i, che avrebbero dovuto rilevare una quota della partecipazione detenuta da Atlantia S.p.A.. Da ultimo, la presunta cessione della stessa quota da parte di Atlantia S.p.A. ad Allianz, il colosso tedesco delle assicurazioni già azionista indiretto di Autostrade che, rilevando anche la quota del Fondo cinese Silk Road Fund, acquisirebbe così la maggioranza della società.

Tutto ciò mentre il Governo è in procinto di adottare nuove misure di golden power per evitare, a fronte dell’emergenza sanitaria ed economica determinata dal COVID 19, che società d’interesse nazionale o che operano in settori strategici possano essere oggetto di facile scalata ed acquisizione.

Di certo, tra smentite che provengono sia dal Governo che da Atlantia S.p.A., si sta giocando una partita non trasparente alle spalle degli italiani all’indomani delle ordinanze del TAR Liguria del 6 dicembre 2019 nn 928, 931, 932 che hanno rimesso alla Corte Costituzionale le questioni di legittimità costituzionale sollevate da Autostrade per l’Italia nei confronti del DL 28 settembre 2018 n. 109, c.d. Decreto Genova, come da ultimo registrate in data 21 febbraio 2020 al Registro Ordinanze della Consulta nn. 51, 52, 53, 54 e 55/2020.

Solo coincidenze, può essere, come può anche ipotizzarsi che tutta la vicenda del Ponte Morandi, a partire dalla data del suo crollo il 14 agosto 2018, sia stata gestita, tanto a livello ministeriale che politico, in modo confuso ed approssimativo con il rischio che, in un modo o nell’altro, alla fine a rimetterci saranno soli i contribuenti italiani sia nell’ipotesi della prospettata ipotesi di nazionalizzazione che dell’ingresso di un’azionista straniero, stante tutti i potenziali rischi derivanti dal pendente giudizio di legittimità costituzionale.

È opportuno ricordare, infatti, che ad oggi i 500 milioni disposti dal Decreto Genova per il risarcimento delle famiglie, così come gli inizialmente quantificati 290 milioni per la ricostruzione del ponte, sono stati anticipati dallo Stato, cioè da noi contribuenti, anche se posti a carico di Autostrade per l’Italia che, per l’appunto, ha chiesto al TAR Liguria l’annullamento di tutti gli atti del Commissario straordinario relativi ai lavori di demolizione e ricostruzione del ponte, vedendosi recepita la questione di legittimità costituzionale dei contestati articoli del Decreto Genova.

Sorge dunque legittimo un dubbio: oltre a tutti i risarcimenti ed ai costi di ricostruzione del ponte pagheremo anche i danni ad Atlantia? Di certo l’esito del contenzioso è ancora del tutto incerto e da verificarsi ma le eventuali responsabilità di tutti i rappresentanti politici e ministeriali che hanno trattato la questione del ponte di Genova non possono essere cancellate da un’ipotesi di nazionalizzazione, che sembra più un colpo di spugna e/o una resa incondizionata nei confronti ed a favore del più forte. Allo stesso tempo, l’ipotesi di un nuovo socio privato tedesco di maggioranza di Aspi, sembra solo una mossa strategica per eludere e/o opporsi validamente ad eventuali ipotesi di revoca della concessione e/o di penali.

In ogni caso, oltre alle positive notizie sul procedere dei lavori di ricostruzione del Ponte di Genova, che ricordiamo ai sensi del contratto unico firmato il 18 gennaio 2019 dal Commissario straordinario con Fincantieri e Salini-Impregilio prevedeva il termine del 15 aprile 2020 per la sua percorribilità, in questi primi diciotto mesi abbiamo assistito solo a confuse notizie sull’ipotesi di nazionalizzazione di Aspi, sulla risoluzione della relativa concessione, sull’applicazione di miliardarie penali, sul salvataggio di Alitalia a fronte di un accordo e sulle ultime trattative condotte dal Governo Conte.

I cittadini di Genova e d’Italia meritano più trasparenza e risposte concrete ed esigono che chi ha sbagliato paghi, siano essi il concessionario o soggetti pubblici, e il compromesso e la liberatoria per tutti non può essere rappresentata da un’oscura nazionalizzazione né tanto meno da un ancora più oscuro e censurabile compromesso economico tra le parti.

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