Triade navale nel Mar Cinese meridionale: interoperabilità e Mda
Manovre congiunte di Usa, Australia e Filippine: pattugliamenti aerei, sbarco e crescenti tensioni
Gli Stati Uniti, l’Australia e le Filippine hanno portato a termine la seconda esercitazione navale congiunta dell’anno nel Mar Cinese meridionale, svolta tra il 9 ed il 12 aprile. L’attività ha visto operare unità di superficie, assetti imbarcati e piattaforme aeree dedicate alla sorveglianza ed al controllo dello spazio marittimo: Manila ha impiegato aerei caccia leggeri FA-50, Canberra i pattugliatori marittimi P-8A Poseidon, mentre la componente statunitense è stata rappresentata anche da una nave da sbarco.
Lo scopo dichiarato delle manovre era consolidare l’interoperabilità tattica, migliorare la consapevolezza del dominio marittimo (Maritime Domain Awareness) e rafforzare capacità congiunte di difesa e risposta alle minacce in un’area strategica per le rotte commerciali.
Le esercitazioni fungono inoltre da preludio alle manovre annuali “Balikatan”, in calendario dal 20 aprile, che quest’anno vedranno per la prima volta la partecipazione piena del Giappone insieme agli Usa ed all’Australia. Il contesto operativo rimane teso: Manila e Pechino hanno recentemente registrato reciproche accuse dopo un episodio in cui autorità filippine affermano che sono stati lanciati razzi di segnalazione contro un aereo della guardia costiera. Pechino continua a criticare manovre multilaterali come fonte di instabilità regionale. Le esercitazioni, pur progettate per incrementare prontezza e cooperazione, si svolgono quindi in un clima politico sensibile, con implicazioni per la deterrenza ed il diritto di navigazione nella regione.
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