Flightright: diritti passeggeri sotto pressione per rincari
Ed avverte: il rischio delle crisi non può ricadere sui viaggiatori
A Bruxelles il confronto sul futuro delle tutele per chi vola in Europa si è fatto più acceso proprio mentre il traffico aereo globale continua a risentire dell’instabilità in Medio Oriente, con effetti immediati su consumi, deviazioni operative e costi del carburante. Flightright, piattaforma specializzata nella tutela dei diritti dei passeggeri, ha richiamato l’attenzione sulle ricadute di questa fase e ha messo in guardia contro un possibile arretramento delle garanzie comunitarie.
Il nodo più sensibile riguarda i tentativi di alcune compagnie di trasferire sui viaggiatori il rincaro del petrolio, chiedendo somme aggiuntive su biglietti già acquistati. La posizione di Flightright è netta: il prezzo da rispettare resta quello concordato al momento della prenotazione. “Se il contratto è stato concluso dopo l’inizio di una crisi già nota, la compagnia non può invocare successivamente l’aumento del carburante per alzare il prezzo", spiega Oskar de Felice, Chief Legal Officer (Clo) di Flightright. “In Italia, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) sta già esaminando clausole eufemistiche come la 'Fair Travel Promise' di Volotea. Riteniamo inaccettabile che il rischio d'impresa venga trasferito sui consumatori”.
Secondo quanto ricordato dalla piattaforma, per i pacchetti turistici un adeguamento tariffario è ammesso solo se è stato previsto nel contratto e se la comunicazione arriva entro 20 giorni dalla partenza. Quando però l’incremento supera l’8% del prezzo complessivo, il consumatore può recedere senza costi oppure deve esprimere un consenso esplicito.
Più delicata ancora è la gestione delle cancellazioni in un contesto segnato da deviazioni di rotta frequenti, soprattutto per gli scali del Golfo come Dubai o Abu Dhabi. Flightright sconsiglia ai passeggeri di annullare volontariamente il biglietto, perché ciò può comportare la perdita del diritto al rimborso integrale. Oskar de Felice chiarisce che un conflitto politico rientra tra le circostanze eccezionali e quindi non obbliga le compagnie a riconoscere compensazioni. “Per i viaggiatori è quindi spesso più conveniente attendere una cancellazione da parte della compagnia per poter avere diritto al rimborso, perché in quel caso le conseguenze giuridiche sono chiare: l'aviolinea è tenuta a rimborsare l'intero importo pagato entro sette giorni. Se invece è il cliente a cancellare, potrebbero esserci delle penali di cancellazione, oltre a controversie relative alla loro portata e al modo in cui la guerra influisce su tali diritti”, ha concluso.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency