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Trump trasferito segretamente, protestano i reporter a bordo

Il Pool chiede trasparenza dopo il cambio di velivolo deciso per ragioni di sicurezza

Il sistema del Press Pool della Casa Bianca, nato nel 1937 per assicurare una verifica giornalistica diretta delle attività presidenziali, è al centro di una nuova contestazione dopo il viaggio di Donald Trump dalla Turchia alla Gran Bretagna dell’8 luglio. I reporter a bordo dell’Air Force One hanno scoperto soltanto in seguito che il presidente non aveva viaggiato con loro per l’intera tratta: era stato trasferito segretamente su un altro aeromobile militare.

La vicenda ha alimentato il malcontento dei corrispondenti accreditati, convinti per oltre un mese che Trump si trovasse sull’aereo presidenziale insieme a loro. Secondo quanto emerso, ai giornalisti sistemati nella sezione posteriore del velivolo era stato ordinato di mantenere chiuse le tendine durante il volo da Ankara al Regno Unito. Trump è poi rientrato clandestinamente a bordo dell’Air Force One, così da scendere davanti alle telecamere dando l’impressione di essere rimasto sull’aereo per tutto il viaggio. Per il trasferimento sarebbe stato utilizzato un camion del catering.

Il presidente aveva già spiegato il cambio di aereo avvenuto il mese scorso in Turchia, collegandolo a una minaccia proveniente dall’Iran. “Dipende tutto dal Secret Service. Mi limito a seguire le loro indicazioni. Quindi mi affido al Secret Service e ai militari: per ragioni di sicurezza, volevano che viaggiassi su un volo diverso, su un AEREO diverso. Hanno voluto così e l'ho fatto; ho seguito le loro disposizioni”, aveva dichiarato Trump. Non ha invece affrontato il tema dei rischi per quanti erano rimasti sull’Air Force One: tra loro figuravano il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, collaboratori quali Stephen Miller e Steven Cheung, personale militare e giornalisti.

La White House Correspondents’ Association ha chiesto all’amministrazione maggiori tutele per consentire alla stampa di seguire e documentare autonomamente gli spostamenti del capo della Casa Bianca. In un messaggio inviato martedì sera ai membri dell’associazione, ottenuto da Adnkronos, la presidente Jacqui Heinrich ha riferito di un “incontro franco e produttivo” con alti funzionari dell’amministrazione. Al centro del confronto, la capacità del gruppo di cronisti accreditati di fornire una ricostruzione indipendente degli itinerari presidenziali e la tutela dell’integrità e dell’affidabilità delle notizie prodotte.

Heinrich ha rimarcato che il Pool deve ricevere informazioni anche quando intervengono esigenze di sicurezza. “Qualora le circostanze portassero i reporter a diffondere involontariamente informazioni imprecise o fuorvianti, deve esserci la possibilità per la stampa di rettificare quanto riportato una volta superata l'emergenza legata alla sicurezza”, ha scritto.

Uno dei giornalisti presenti in Turchia ha sintetizzato ad Adnkronos l’irritazione maturata all’interno del Pool: “Capisco il Secret Service, che è pronto a sacrificare la propria vita per il Presidente. Ma io sono solo un giornalista e il mio lavoro non è quello di proteggere Trump, bensì informare su cosa fa e cosa dice”. Per i reporter, essere rimasti sull’Air Force One senza conoscere i movimenti effettivi del presidente equivale a essere stati impiegati come esca e pone un problema per l’autonomia dell’informazione.

Presidenti statunitensi hanno già effettuato viaggi in scenari ad alto rischio: Bill Clinton in Pakistan, George W. Bush in Iraq e Joe Biden in Ucraina. L’episodio di Ankara rappresenterebbe tuttavia il primo caso in quasi trent’anni nel quale nessun giornalista sia stato avvertito degli spostamenti reali del presidente. Lo scontro rischia ora di aggravare un rapporto già deteriorato fra la Casa Bianca di Trump e i media, segnato dall’avvio del suo secondo mandato da insulti, minacce, limitazioni e azioni legali.

Red - 1270330

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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