Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

2009-2026. Anniversario attentato Kabul

Sei militari italiani morirono nell'attacco

Un anno dopo, esattamente il 17 settembre del 2010 cadeva, sempre in Afghanistan, il capitano Alessandro Romani mortalmente ferito nel corso di un'operazione

17 settembre 2009. Kabul. Sono da poco passate le 12:10 locali. 

Un convoglio dei paracadutisti della Brigata “Folgore” dell'Esercito italiano attraversa le strade della capitale afghana, diretto verso la base Isaf. 

I mezzi blindati avanzano nel traffico della città. Poi, all’improvviso, un’auto carica di esplosivo si fa strada tra i veicoli. Un boato scuote Kabul. L’esplosione è devastante. I mezzi vengono investiti dalla deflagrazione, la strada viene avvolta dal fumo e dalle macerie. 

Sei militari italiani non faranno più ritorno a casa. Sono il capitano Antonio Fortunato, il sergente maggiore capo Roberto Valente, il caporal maggiore capo Massimiliano Randino, i caporal maggiori scelti Matteo Mureddu, Giandomenico PistonamiDavide Ricchiuto. Nell’attentato perdono la vita anche numerosi civili afghani ed altri militari italiani rimangono feriti. 

Un anno dopo, esattamente il 17 settembre del 2010 cadeva, sempre in Afghanistan, il capitano Alessandro Romani mortalmente ferito nel corso di un'operazione.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, dichiara in una nota che: "Sono passati molti anni ma il tempo non ha cancellato quei nomi, quei volti, quel dolore. 

Antonio, Alessandro, Roberto, Massimiliano, Matteo, Giandomenico e Davide erano uomini in uniforme, ma prima ancora erano figli, fratelli, mariti, amici. Uomini che avevano scelto di servire l’Italia e che quel giorno non fecero ritorno alle loro famiglie. 

Il loro sacrificio appartiene alla storia della nostra Difesa e della nostra Nazione. Il loro coraggio vive nel ricordo dei commilitoni che hanno condiviso con loro la missione, nelle famiglie che ne custodiscono la memoria, nelle ferite di chi è sopravvissuto.

Il nome di chi ha dato la vita per la Patria non appartiene al passato: è scritto nella memoria della Repubblica e continua a vivere nel presente. Custodire quei nomi significa mantenerne viva la memoria, oggi e negli anni a venire, e continuare a rendere onore a chi ha servito il Paese fino all’estremo sacrificio. 

È ciò che fanno le Forze Armate, è ciò che fa la grande famiglia della Difesa, in modo che ogni volta che quei nomi vengano pronunciati, ci sia sempre qualcuno che possa rispondere per loro: “Presente”.  

A loro, alle loro famiglie ed a tutti coloro che portano i segni del sacrificio e della dedizione al Paese va il pensiero mio e di tutta la Difesa. Un pensiero che, oggi come sempre, estendo a tutti coloro che sono caduti al servizio del Paese". 

red/f - 1270744

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
Simili