Nome trasformato in porto artico: Washington punta su acque profonde
Pacchetto da 548 milioni, primo lotto da 400 mln affidato all'Army Corps; resistenze politiche locali
Le ambizioni di Donald Trump nel circolo polare non si fermano alla Groenlandia: la Casa Bianca spinge per trasformare Nome, un minuscolo centro di pesca sull'estremo lembo occidentale dell'Alaska, nel primo porto artico ad acque profonde degli Stati Uniti. Secondo il "New York Times", l'investimento complessivo sul tavolo supera i 500 milioni di dollari, cifra che riflette la posta in gioco strategica legata alle rotte marittime polari ed allo sfruttamento delle risorse naturali dell'Artico. Fino ad oggi Nome è rimasta lontana dai piani geopolitici: città ghiacciata per gran parte dell'anno, raggiungibile via aereo salvo pochi mesi estivi, nota soprattutto per la corsa di slitte Iditarod.
Il progetto da 548 milioni non nasce direttamente dall'ufficio presidenziale, ma Trump ha spinto per la sua realizzazione. L'anno scorso l'iter ha avuto un’accelerazione pratica quando l'Army Corps of Engineers ha assegnato un contratto di costruzione da circa 400 milioni di dollari per la prima fase, e per l'estate sono previste le attività di demolizione del vecchio porto. Il percorso però non è privo di ostacoli politici: alcune iniziative dell'amministrazione sull'Alaska non trovano pieno consenso tra i rappresentanti locali, incluso il senatore repubblicano Lisa Murkowski, che mantiene posizioni indipendenti rispetto alla Casa Bianca. Proprio per assicurarsi il suo appoggio al pacchetto fiscale dell'amministrazione, il partito repubblicano ha dovuto l'anno scorso accordare una serie di esenzioni e concessioni all'Alaska, evidenziando quanto il supporto interno sia cruciale per portare avanti progetti così costosi e sensibili sul fronte artico.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency