Il risiko delle poltrone pubbliche: giochi di potere e strategie
Sfida su presidenze e cda tra alleanze, interessi industriali e sicurezza infrastrutturale
Il dossier sulle nomine nei grandi asset pubblici è il primo banco di prova politico dopo le tensioni legate al referendum ed alla crisi con l’Iran: entro il 2 aprile vanno depositate le liste per i cda di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Enav (Società nazionale assistenza volo) ed altre partecipate, con l’obiettivo di incanalare la spartizione delle poltrone tra i partner di maggioranza.
Fonti ministeriali confermano che l’istruttoria tecnica del Mef (ministero Economia e finanze) è già avviata, ma il tavolo politico tra leader non si è ancora ricomposto: la formula rassicurante della “conferma degli ad” nasconde più complessità di quanto sembra. Il confronto sulle presidenze è particolarmente strategico perché pesa sulle scelte industriali e sulla governance degli asset critici.
Terna è il caso più delicato: l’ad uscente Giuseppina Di Foggia rischia la sostituzione, mentre prende corpo l’interesse per Pasqualino Monti, oggi ad Enav e con background in autorità portuali, figura gradita all’area Meloni. Uno spostamento di Monti verso Terna spalancherebbe a sua volta la porta per Di Foggia verso FiberCop, società che vede KKR tra gli azionisti di riferimento e dove ricorrono dinamiche di governance con evidenti implicazioni per la sicurezza delle infrastrutture digitali.
Sui ceo prevale una propensione alla continuità: ad Eni Claudio Descalzi prosegue verso un nuovo mandato, forte di un’ampia autonomia gestionale; ad Enel la famiglia Berlusconi spinge per la riconferma di Paolo Scaroni nonostante criticità interne.
A Leonardo Roberto Cingolani gode di protezioni politiche legate al ruolo strategico della filiera della difesa, rendendo oneroso qualsiasi cambio alla luce degli ordering e dei piani industriali.
Le presidenze restano terreno di lottizzazione: Forza Italia reclama contropartite, con Tajani che ambisce a ruoli chiave (anche Consob ed Antitrust). Nomi in campo includono figure del mondo delle imprese e delle forze armate, mentre la partita sulle authority rimane l’esempio più netto di come la politica continui a determinare il controllo dei nodi strategici di finanza, energia, difesa ed infrastrutture.
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