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CLARA MOSCHINI

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Covid-19 e vettori aerei: è rischio default globale

Dalla Russia agli Usa, passando per l'Europa

Il sistema del trasporto aereo mondiale rischia una crisi senza precedenti. Il presidente del Copasir (Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, NdR),  chiede a Conte interventi in difesa degli assetti strategici del Paese. Ormai i bollettini medici sull'andamento della pandemia si alternano alle notizie delle problematiche finanziarie che molte compagnie di trasporto aereo vedono profilarsi all'orizzonte, con la prospettiva tutt'altro che remota, che molte finiscano in default, ovvero siano incapaci di sostenere gli impegni finanziari e siano dichiarate fallite. 

Il timore nel settore dell'aviazione non conosce confini. In una conferenza tenutasi a Mosca il responsabile di Rosaviatsia, Ufficio federale per il trasporto aereo, Alexander Neradko, ha detto che "alcune compagnie aeree si trovano sull'orlo del fallimento" (vedasi AVIONEWS). Per i solo mancati collegamenti con la Cina le compagnie russe avrebbero perso più di 1,7 miliardi di rubli (22,6 milioni di dollari). Una cifra che potrebbe attestarsi sopra i 100 miliardi di rubli. La stessa Aeroflot, compagnia di bandiera della Federazione Russa, appare alle strette se si vede costretta a chiedere ai dipendenti di prendere periodi di ferie forzate. 

Non va meglio negli Usa dove le compagnie di trasporto aereo hanno stimato in oltre 50 miliardi di dollari l'assistenza finanziaria di cui hanno bisogno. Una cifra che supera di tre volte gli interventi messi in campo dal governo a stelle e strisce dopo l'11 settembre. E, come scriveva AVIONEWS ieri (leggi qui) il settore del trasporto non è costituito unicamente dalle compagnie di trasporto-passeggeri. Le aziende che gestiscono gli aeroporti americani hanno chiesto aiuti finanziari per 10 miliardi di dollari per sopperire alle perdite 2020. Il governo Trump sta valutando termini e entità degli interventi che dovrebbero rispondere all'intendimento del numero uno della casa Bianca, il quale  ha dichiarato di voler “sostenere le compagnie aeree al 100%". 

Richieste di supporto arrivano anche da Boeing già provata dalla vicenda 737MAX. Il colosso di Seattle ha chiesto in una lettera al governo Usa aiuti, ricordando che alla sua filiera produttiva concorrono oltre 600 fornitori tutti statunitensi. Un modo elegante per dire che un suo default avrebbe risultati catastrofici sull'intera industria aerospaziale americana composta da oltre 17.000 fornitori che occupano 2,5 milioni di lavoratori. 

Iata, l'Associazione internazionale che riunisce le maggiori compagnie di trasporto aereo mondiali, ha pubblicato stime che fanno ammontare a 113 miliardi di dollari le perdite per il settore, ma molti esperti ritengono che la cifra finale sarà maggiore. Le dimensioni del problema sono tali che se ne interessa anche il Copasir, che per bocca del suo presidente Raffaele Volpi, loda il ministro francese dell'economia per aver suggerito la nazionalizzazione di assetti strategici, quali le compagnie aeree, per evitare che cadano in mano di gruppi esteri. “Vanno individuati gli strumenti finanziari e legislativi che consentano l'inderogabile difesa degli interessi strategici del Paese, valutando opzioni che possano comprendere l'intervento di capitalizzazione, investimenti azionari, fino a giungere a capacità di controllo diretto". Esattamente quello che il Governo ha iniziato ad attuare ieri con Alitalia (vedi AVIONEWS).

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