Aerei. Antonio Moro su mancata cancellazione della tassa d'imbarco negli aeroporti sardi
La nota emessa dal presidente Psd'Az in merito alla questione
"La comunicazione di Ryanair -come è noto- si distingue per un tono ironico, provocatorio e non convenzionale, costruito per massimizzare l'attenzione del pubblico e la viralità dei contenuti, in coerenza con il posizionamento low-cost del brand.
Non tenere conto della strategia comunicativa di Ryanair e definire un 'ricatto' l'annunciata cancellazione dei collegamenti low-cost da e per la Sardegna, a seguito della mancata eliminazione dell'addizionale comunale d'imbarco nel trasporto aereo, significa, nella migliore delle ipotesi, provare a nascondere un problema serio e un'eventualità tutt'altro che remota, facendo ricorso ad una comunicazione anti-establishment e contro i poteri forti che, di questi tempi, poco si addice ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle al governo della Sardegna.
La realtà è molto chiara, e altrettanto seria: le Regioni che hanno eliminato la tassa comunale d'imbarco - pari a 6,50 Euro per passeggero, dei quali 0,75 Euro destinati ai Comuni sede di aeroporto e la parte restante all'Inps - non solo hanno mantenuto i voli della compagnia irlandese, ma hanno anche registrato una serie di benefici facilmente verificabili.
Basti pensare al Friuli Venezia Giulia, dove è stata realizzata una nuova base operativa all'aeroporto di Trieste, con il posizionamento stabile di aeromobili e l'attivazione immediata di decine di nuove rotte nazionali e internazionali.
In Calabria, la conseguenza diretta è stata un forte potenziamento dello scalo di Reggio Calabria, che ha visto l'apertura di una base dedicata e un incremento significativo delle frequenze dei voli. In Abruzzo, una delle ultime Regioni, insieme all'Emilia-Romagna, ad aver eliminato questo balzello di Stato, si è registrato un sensibile incremento della connettività dell'aeroporto di Pescara.
Più in generale, si può affermare che l'eliminazione della tassa d'imbarco favorisce l'aumento degli investimenti delle compagnie, perché i vettori aerei, in particolare quelli low-cost, tendono a spostare la propria flotta verso gli scali nei quali i costi operativi sono inferiori, garantendo un immediato aumento dei flussi di passeggeri.
A ciò si aggiunge un ritorno economico indiretto altrettanto verificabile: sebbene, infatti, le Regioni debbano compensare lo Stato per il mancato gettito della tassa, la spesa viene ampiamente recuperata attraverso l'aumento dell'indotto turistico, della tassa di soggiorno, dell'Iva sui consumi e della creazione di nuovi posti di lavoro.
Sul piano del diritto alla mobilità, tutto questo significa che, con l'abbassamento del prezzo finale del biglietto e l'apertura di nuove rotte, si agevolano concretamente i cittadini residenti che viaggiano per motivi di studio, salute o lavoro.
Il messaggio rivolto da Ryanair alla Sardegna, rispetto alla scarsa volontà finora mostrata dalla Regione di procedere con l'abbattimento della tassa d'imbarco, racconta dunque, con lo stile comunicativo che contraddistingue la compagnia, una verità semplice e non certo un ricatto. Dice chiaramente che, se non si agirà in fretta per cancellare la tassa d'imbarco, Ryanair opererà, investirà e potenzierà i collegamenti in quegli scali e in quelle Regioni dove la tassa è stata eliminata, non grava sui passeggeri e non incide, dunque, sul costo finale del biglietto.
I ricatti e le pressioni, nel trasporto aereo in Sardegna, non sono quindi quelli che oggi vengono strumentalmente imputati a Ryanair, ma sono ben altri. Talvolta assumono la forma, solo apparentemente gentile, di accordi riservati, o quasi, che finiscono per disegnare monopoli privati e per lasciare la Sardegna fuori dagli aeroporti".
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