Hegseth, scontro su cappellani e promozioni al Pentagono
Riforma dei cappellani e nomine bloccate: cresce la tensione a Washington
Il nuovo fronte di attrito che coinvolge Pete Hegseth, segretario della guerra e della difesa degli Stati Uniti, non riguarda solo la catena di comando e le promozioni. A Washington sta infatti montando anche la contestazione sulla revisione del sistema di cappellania militare, un dossier che secondo "military.com" il Pentagono ha deciso di ristrutturare in profondità, riducendo le comunità religiose abilitate a fornire cappellani da oltre 200 a 31.
La scelta, sostenuta da Hegseth, ha immediatamente aperto una polemica politica ed istituzionale perché esclude numerose realtà di dimensioni minori, comprese formazioni neopagane, sciamaniche e New Age. Nel nuovo impianto, inoltre, i cappellani militari non porteranno più i tradizionali gradi delle forze armate che ne identificano lo status di ufficiali; al loro posto esporranno soltanto simboli religiosi riconducibili alla rispettiva confessione.
La Military Religious Freedom Foundation ha reagito con toni durissimi, definendo la riforma "sporca e ripugnante, incostituzionale, immorale ed eticamente inaccettabile". L’organizzazione ha anche accusato l’amministrazione di favorire un "nazionalismo cristiano", inserendo così la misura in un quadro di più ampio scontro ideologico.
In parallelo, un altro capitolo controverso riguarda le nomine nelle forze armate. Secondo quanto emerso, Hegseth è stato accusato di avere bloccato la promozione di alcuni ufficiali della marina selezionati per diventare ammiragli ad una stella. Fonti interne indicano che sarebbero stati esclusi almeno otto nomi già presenti in una graduatoria approvata, tra i quali figuravano almeno due donne e due ufficiali afroamericani.
La lista resa nota a fine maggio comprende 22 candidati al grado di ammiraglio e non include alcuna donna. Anche il profilo complessivo della rappresentanza delle minoranze risulta più debole rispetto alla composizione generale delle forze armate. Su questo punto il senatore democratico Jack Reed ha osservato che quasi il 60% degli alti ufficiali rimossi o accantonati appartiene a gruppi sottorappresentati ai vertici militari.
Le norme interne del Pentagono consentono al segretario alla Difesa di intervenire sulle promozioni soltanto in circostanze eccezionali, legate a motivi disciplinari o professionali. Proprio questo passaggio ha fatto crescere i dubbi sulle ragioni delle esclusioni. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha respinto le contestazioni dichiarando che "le promozioni militari vengono date a chi le ha meritate".
La vicenda ha ormai raggiunto anche il Congresso, dove democratici ed alcuni repubblicani hanno chiesto spiegazioni. Il dossier, dunque, si è trasformato in un caso politico a tutto campo, con riflessi sia sul piano della rappresentanza nelle carriere militari sia su quello della libertà religiosa all’interno delle forze armate.
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