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CLARA MOSCHINI

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Cieli bui e veridicità opache: cosa si nasconde dietro il blackout radar di Milano?

Il caso del guasto ENAV tra responsabilità, controlli e interrogativi irrisolti

A distanza di mesi dal guasto che il 28 giugno dello scorso anno ha bloccato per ore il traffico aereo nel Nord-Ovest, il dossier sull’interruzione che ha colpito l’ACC di Milano-Linate resta tutt’altro che lineare. Quel blackout del sistema di trasmissione dei dati radar ha provocato cancellazioni e dirottamenti per oltre 320 voli, con decine di migliaia di passeggeri lasciati a terra e un impatto operativo ed economico rilevante.

Al centro della ricostruzione pubblica c’è stata fin dall’inizio la posizione assunta da ENAV. L’allora amministratore delegato, Pasqualino Monti, diffuse una nota in cui indicava nella rete di connettività fornita da TIM l’origine del disservizio. Nello stesso intervento, Monti descrisse ENAV come “indiscutibilmente il miglior service provider europeo” e definì “straordinario” il lavoro dei tecnici dell’azienda nel ripristino della piena operatività.

La replica di TIM arrivò in modo netto: la società respinse ogni responsabilità, dichiarandosi estranea ai fatti. Da quel momento, la narrazione ufficiale ha mostrato diversi punti opachi. In particolare, resta aperta una domanda che ha alimentato molte perplessità: se la causa fosse stata esclusivamente esterna, perché TIM non ha ricevuto sanzioni? Non solo non risultano provvedimenti punitivi, ma l’operatore ha continuato a gestire la connettività strategica ottenendo anche un supplemento contrattuale.

Su questo passaggio si è innestato anche il tema del controllo istituzionale. Il ruolo di vigilanza dell’ENAC e quello del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, sono stati messi sotto pressione dalle interrogazioni parlamentari presentate dall’opposizione. In quelle sedi, il ministro ha risposto con la formula secondo cui “la sicurezza dei sistemi e del traffico aereo è sempre stata garantita”.

Una formulazione che, pur riconoscendo l’efficacia dei sistemi di ridondanza d’emergenza, non ha chiarito fino in fondo la portata del problema. L’assenza di vittime non esaurisce infatti il tema della sicurezza: quando un’infrastruttura critica si ferma e una vasta area del Paese rimane di fatto paralizzata sul piano aeronautico, la questione riguarda anche l’affidabilità complessiva del sistema.

Per questo continuano a pesare le domande sulla documentazione tecnica. Quali verifiche siano state effettivamente svolte dall’ENAC e dagli ispettori del ministero, e perché la relazione tecnica annunciata al Governo non sia mai stata resa pubblica con piena chiarezza, restano aspetti non definiti nel dibattito pubblico. Allo stesso modo, non è stata offerta un’esposizione dettagliata e accessibile dei nodi individuati nella rete LAN e nei server di Milano.

Nel frattempo, la gestione della vicenda ha alimentato l’idea di un quadro istituzionale poco trasparente, segnato da comunicati rivendicativi, scarichi di responsabilità e silenzi difficili da giustificare. La sensazione, per molti osservatori, è che si sia cercato di circoscrivere il problema su un interlocutore esterno, mentre le eventuali criticità interne all’infrastruttura di ENAV e ai protocolli di disaster recovery restavano sullo sfondo.

Il punto, oggi, è che il Paese non può limitarsi a registrare rassicurazioni generiche dopo un’interruzione che ha inciso in modo così pesante sul traffico aereo. Su una rete strategica come quella che governa i cieli italiani, la domanda decisiva non è soltanto se si sia evitata una tragedia, ma se i meccanismi di controllo, verifica e comunicazione siano stati all’altezza della gravità dell’evento.

red - 1269752

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