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CLARA MOSCHINI

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Voli lunghi, le scarpe aiutano a prevenire la trombosi

Muoversi in cabina ed idratarsi riduce la stasi venosa nei viaggi aerei prolungati

Durante un volo di molte ore, il fattore decisivo per contenere il rischio di trombosi è evitare l’immobilità prolungata. Per questo, secondo Corrado Lodigiani, responsabile del Centro trombosi e malattie emorragiche dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), mantenere le scarpe ai piedi può favorire un comportamento protettivo: alzarsi con regolarità e camminare lungo il corridoio.

"Bisognerebbe tenere sempre le scarpe, perché è importante muoversi il più possibile, alzandosi spesso e facendo qualche passo in corridoio", osserva. Restare scalzi, al contrario, può rendere meno probabile lasciare il proprio posto ed indurre a trascorrere l’intero viaggio seduti, aumentando la stasi circolatoria negli arti inferiori.

La cosiddetta sindrome da classe economica è generalmente una trombosi venosa che interessa le vene superficiali o profonde delle gambe e può comparire durante, oppure dopo, un lungo trasferimento aereo. Le evidenze disponibili indicano una relazione con la durata del viaggio: oltre le 16 ore il rischio risulta circa sei volte superiore rispetto a voli inferiori alle quattro ore.

L’immobilità mantiene il sangue più a lungo nelle vene delle gambe e può favorire la formazione di trombi, capaci di ostacolare il ritorno venoso dai piedi al cuore. Il quadro può essere aggravato da un apporto insufficiente di acqua, ad esempio quando si dorme durante il volo senza bere a sufficienza, e dall’aria poco ossigenata associata alla bassa pressione presente in cabina. Se parte di un coagulo raggiunge il polmone dopo essersi frammentata, possono verificarsi complicanze gravi, talora fatali, tra cui l’infarto del polmone o l’embolia polmonare.

La scelta più appropriata è quindi indossare calzature confortevoli, senza costrizioni sulla pianta del piede o sul polpaccio. Stivali e stivaletti sono da evitare perché possono comprimere eccessivamente il polpaccio; il tacco dovrebbe essere contenuto e la scarpa deve consentire di camminare senza difficoltà negli spostamenti.

Per i viaggi di media e lunga durata, Lodigiani raccomanda di alternare la permanenza seduta con brevi camminate in cabina e con esercizi per le gambe eseguibili direttamente al posto. Il rischio trombotico è generalmente maggiore nelle donne giovani, negli uomini oltre i 50 anni, nelle persone con obesità, insufficienza venosa o vene varicose e in chi presenta trombofilie, cioè alterazioni congenite della coagulazione che aumentano la tendenza del sangue a coagulare.

Un’attenzione specifica riguarda le donne che assumono la pillola anticoncezionale: il rischio di eventi trombotici venosi è più che doppio, soprattutto in presenza di fumo, e può arrivare a essere fino a 20 volte maggiore quando si associa anche l’obesità.

La statura incide a sua volta sulle condizioni di viaggio. La trombosi da viaggio è più frequente nelle persone alte oltre 1,85 metri, costrette a permanere in spazi particolarmente limitati, ma anche in quelle sotto 1,60 metri. In quest’ultimo caso i piedi possono non raggiungere il pavimento dell’aeromobile, riducendo l’attivazione della pompa muscolare che contribuisce a limitare la stasi venosa.

Red - 1270149

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