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CLARA MOSCHINI

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Cavo Dragone: la Nato rafforza deterrenza e difesa collettiva

Minacce interconnesse e sostegno a Kiev impongono nuovi investimenti strategici

Per l’Europa, la sicurezza non può essere separata dall’evoluzione dei legami fra Mosca, Teheran, Pyongyang e Pechino. È la valutazione dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, espressa in un’intervista a "Il Foglio": l’Iran, sostiene, non rappresenta ormai soltanto una questione mediorientale, mentre l’intensificarsi della cooperazione con Russia, Corea del Nord e Cina amplia la complessità dello scenario Euro-atlantico.

“La Nato prende molto sul serio ogni minaccia al territorio alleato e l’Iran non può più essere considerato esclusivamente un problema mediorientale”, afferma. “La cooperazione fra Russia, Iran, Corea del nord e Cina rende il quadro ancora più complesso e dimostra quanto le minacce alla sicurezza Euro-atlantica siano oggi interconnesse. Il compito della Nato è valutare quella minaccia, proteggere gli alleati e mantenere una deterrenza credibile, indipendentemente dal giudizio politico che ciascuno può legittimamente dare sulle singole operazioni militari”.

Secondo il presidente del Comitato militare, l’Alleanza sta adeguando la propria postura di deterrenza ad una minaccia che si è concretizzata anche sul fianco aereo. Negli ultimi due anni, i caccia alleati hanno effettuato circa 700 interventi in risposta a velivoli russi ritenuti minacciosi per lo spazio aereo Nato o responsabili di sue violazioni. La Russia, osserva l’ammiraglio, ha inoltre riconfigurato la propria economia per sostenere una guerra di lunga durata e può contare su una cooperazione militare, strategica ed economica in crescita con Corea del Nord, Iran e Cina.

Il dossier ucraino resta centrale nella riflessione di Cavo Dragone. La fine delle ostilità è un obiettivo condivisibile, ma il sostegno militare a Kiev viene indicato come il fattore che ha consentito allo Stato aggredito di mantenere la propria esistenza e di affrontare, quando possibile, un negoziato senza esserne del tutto privo di strumenti. “Fermare il massacro è un obiettivo che condivido assolutamente e che chiunque porti questa uniforme sottoscriverebbe senza esitazioni”, dichiara. “Le condizioni imposte a chi non ha alternative, storicamente, hanno raramente prodotto stabilità durevole o pace”.

La Nato, precisa, non partecipa al conflitto e spetterà agli ucraini stabilire quali termini siano accettabili per interromperlo. Per l’ammiraglio, una soluzione durevole richiede un’Ucraina sovrana, libera di determinare il proprio avvenire e dotata di capacità militari sufficienti a prevenire un’altra aggressione.

Cavo Dragone invita anche a leggere gli obiettivi di sicurezza non come una semplice crescita delle spese per gli armamenti. “Parlerei di investimento più che di spesa, e di sicurezza più che di armamenti”, afferma, ricordando che la sicurezza costituisce la condizione necessaria per l’attività economica, i servizi sanitari ed il funzionamento delle scuole. Nel perimetro dell’obiettivo concordato rientrano, oltre agli strumenti strettamente militari, mobilità, infrastrutture energetiche, reti, cybersicurezza, scorte sanitarie e protezione civile.

Sull’Italia, il presidente del Comitato militare Nato riconosce una traiettoria di responsabilità crescente, apprezzata dagli altri alleati. Il contributo italiano si fonda su personale altamente qualificato e su assetti aerei, navali e terrestri, ma l’ammiraglio segnala che saranno necessari ulteriori sforzi.

Red - 1270430

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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