It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Crisi del diesel: scorte globali ai minimi e prezzi in rialzo

Tagli da Russia e Golfo aprono un deficit globale di 1,3 milioni di barili al giorno

Negli Stati Uniti il gasolio ha raggiunto un nuovo massimo alla pompa, a 5,85 dollari per gallone, superando anche il picco registrato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. A gennaio 2026, prima della guerra in Iran, il prezzo era di 3,52 dollari per gallone, equivalenti a circa 0,93 dollari al litro considerando che un gallone corrisponde a 3,78541 litri. Il record americano arriva malgrado livelli record nell’estrazione di greggio e raffinerie prossime al 98% della capacità, un tasso operativo che non si osservava da quasi trent’anni.

La tensione sui distillati medi sta investendo anche l’Europa. Il gasolio fisico per consegna nell’Europa meridionale ha portato il margine di raffinazione, o crack spread, fino a 104,08 dollari al barile durante la settimana, secondo Argus Media: è la prima volta che viene superata la soglia dei 100 dollari. Il prodotto vale ormai quasi 200 dollari al barile, oltre il doppio della quotazione del greggio e più del jet fuel, scambiato attorno a 150 dollari al barile sul mercato europeo.

Il Brent, riferimento internazionale per il petrolio, quotava intorno a 96 dollari al barile, con un incremento annuo di circa il 40%. I future del gasolio quotati all’Ice, invece, si collocavano poco sotto 1.400 dollari per tonnellata, vicino ai massimi degli ultimi quattro anni ed oltre il 100% sopra i valori di un anno prima. La distanza tra i due mercati evidenzia una scarsità concentrata sui distillati, mentre nelle prime fasi della guerra nel Golfo Persico le preoccupazioni maggiori riguardavano il combustibile per l’aviazione.

Alla base della crisi vi è un vuoto stimato in almeno 1,3 milioni di barili al giorno nelle disponibilità mondiali di diesel, generato dalle minori forniture provenienti dal Golfo Persico e dalla Russia. Per Argus Media, l’ammanco corrisponde al 15-20% della normale offerta e non può essere compensato se non ricorrendo alle scorte, già ridotte a livelli critici. Il fabbisogno potrebbe allargarsi sensibilmente nel periodo stagionale di massimo consumo.

Fra agosto ed ottobre, spiegano gli analisti di S&P Global Energy Cera, le esigenze dell’agricoltura e del riscaldamento aggiungono circa 2 milioni di barili al giorno alla domanda di gasolio. "Un aumento stagionale che il sistema, già sotto pressione, non sembra in grado di sopportare", è la valutazione degli analisti. Le manutenzioni programmate per l’autunno nelle raffinerie rischiano inoltre di limitare ulteriormente l’offerta.

Le forniture russe si sono contratte dopo gli attacchi di droni ucraini alle raffinerie del Paese. La Russia, secondo esportatore mondiale di gasolio dopo gli Stati Uniti, aveva esportato in media circa 800mila barili al giorno nell’anno precedente. A metà luglio il Governo russo ha bloccato le esportazioni; il provvedimento, prorogato fino al 30 settembre, ha ridotto le spedizioni ad appena 150mila barili al giorno in agosto, secondo la stima di Vortexa. Sebbene Europa e Paesi del G7 non acquistino più prodotti russi da anni, la sottrazione di tali volumi continua a influenzare l’equilibrio del mercato internazionale.

Dal Medio Oriente, nello stesso mese, le forniture di distillati medi e leggeri sono scese a 2,14 milioni di barili al giorno, contro i 4,5 milioni precedenti alla guerra nel Golfo Persico e i 2,58 milioni stimati a luglio da Kpler. La contrazione delle esportazioni mediorientali e russe eccede la capacità di compensazione del resto del sistema di raffinazione globale, rendendo inevitabile il ricorso agli stoccaggi.

Negli Stati Uniti, anche per effetto dell’elevato livello delle esportazioni, le scorte di distillati si trovano già ai minimi storici per questo periodo dell’anno. In Europa non sono disponibili dati altrettanto completi, ma nel polo Ara di Amsterdam-Rotterdam-Anversa le giacenze di gasolio sono scese a 1,6 milioni di tonnellate, al di sotto dei livelli del 2022, secondo Insight Global.

Il rialzo si è già trasferito alla distribuzione. In gran parte dell’Europa un pieno di diesel costa ormai ben oltre 2 Euro al litro, ai livelli più elevati dall’estate 2022. In Italia il prezzo medio era pari a 1,665 Euro al litro a gennaio 2026, prima della guerra in Iran, secondo i dati del ministero dell’Ambiente; al 31 agosto 2026 risultava a 2,12346 Euro al litro. Quest’ultimo valore comprende 532,90 euro di accise, 382,92 Euro di Iva e 1.207,64 Euro di prezzo netto.

red - 1270568

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
Similar