Salmoni: la capacità produttiva rafforza l’autonomia strategica italiana
Belloni: conflitti ibridi, IA e filiere impongono una nuova responsabilità europea
La sicurezza nazionale e la libertà decisionale del Paese passano anche dalla tenuta della base produttiva pubblica della difesa. È la posizione espressa dalla professoressa Fiammetta Salmoni, direttrice generale dell’Agenzia Industrie Difesa, intervenuta al Seminario Internazionale della Fondazione Marisa Bellisario, “Donna Economia e Potere”, dedicato alla trasformazione dei conflitti e alla gestione della geopolitica dell’incertezza.
Per Salmoni, il confronto armato tradizionale non ha perso rilievo né gravità, ma si svolge ormai accanto a forme di competizione capaci di incidere sul dibattito pubblico e sui processi di formazione delle opinioni. “La guerra convenzionale conserva la sua drammatica concretezza, ma lo scontro cognitivo punta oggi a saturare lo spazio pubblico per alterare la formazione del giudizio”, ha affermato.
Da qui l’esigenza di non esternalizzare la capacità di risposta. “L’autonomia strategica ha bisogno di mezzi e competenze. L'industria pubblica della difesa genera valore e sicurezza per il Paese; conservare e potenziare la capacità produttiva interna è l'unico modo per garantire al decisore politico la libertà di scegliere, riducendo la vulnerabilità esterna attraverso la cooperazione”, ha dichiarato la direttrice generale dell’Agenzia Industrie Difesa.
L’apertura dei lavori è stata affidata all’ambasciatrice Elisabetta Belloni, che ha delineato un quadro nel quale l’idea stessa di guerra si è profondamente modificata. “Nel nostro secolo il concetto di guerra ha subito una metamorfosi profonda”, ha spiegato. Alla persistente centralità degli strumenti militari e del controllo territoriale si affiancano infatti dinamiche meno manifeste, ma estese e incisive, riconducibili alla conflittualità ibrida, cognitiva e digitale.
Belloni ha richiamato il rilievo crescente dell’informazione, dell’Intelligenza Artificiale generativa, delle materie prime e delle infrastrutture tecnologiche. In questo perimetro rientra anche la pressione economica esercitata mediante sanzioni, gestione delle catene di approvvigionamento ed embarghi tecnologici, inclusi quelli relativi ai semiconduttori. Un’evoluzione che, secondo l’ambasciatrice, richiede all’Europa di interrogarsi sulle proprie responsabilità e sulla relazione tra Unione europea e Nato.
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