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CLARA MOSCHINI

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Caso Enav-Tim: dallo scontro sui radar al nodo governance

Trasparenza, istruttorie e investimenti sotto esame dopo il blackout del giugno 2025

L’istruttoria senza contraddittorio sul guasto di giugno 2025 e le perplessità del mercato sui conti della società delle torri di controllo.

Il caso del blackout operativo nei cieli italiani del giugno 2025 continua a proiettare un’ombra complessa sulla governance e sui rapporti di fornitura di ENAV. Quello che all’epoca venne presentato come un grave disservizio imputabile a terzi si è progressivamente trasformato in un rompicapo societario che chiama in causa i meccanismi di trasparenza informativa dei mercati regolamentati, il rigore delle istruttorie pubbliche e il bilanciamento delle allocazioni di capitale di una tra le più strategiche partecipate statali.

Il cortocircuito tra comunicazione aziendale e gestione del mercato si è innescato nell'imminenza dell'avaria ai sistemi di connettività dei radar. Con Piazza Affari in piena sessione di contrattazione, l’Amministratore Delegato di ENAV, Pasqualino Monti, ha diffuso una nota attribuzionale indirizzando in modo diretto verso il fornitore di TLC, TIM, la responsabilità primaria del blocco dei flussi dati.

Nel perimetro della disciplina sui mercati finanziari (Market Abuse Regulation - MAR), dichiarazioni di tale portata rese da una società quotata a mercati aperti richiedono requisiti stringenti di oggettività ed evidenza tecnica immediata.

Dopo una prima fase di riservatezza, TIM ha respinto formalmente ogni addebito: l'esito delle perizie e delle verifiche interne condotte dal gruppo di TLC ha escluso responsabilità dirette sui propri nodi di rete, sollevando implicitamente interrogativi sull'architettura di ridondanza e di resilienza della rete interna gestita da ENAV.

L’aspetto più critico sotto il profilo del diritto amministrativo e regolatorio riguarda il successivo iter ispettivo avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e dall’ENAC.

Nonostante l’apertura dell’istruttoria vertesse direttamente sulla qualità e tenuta delle infrastrutture di connessione, il principale soggetto accusato nella prima fase — TIM — non è mai stato audito formale nei tavoli tecnici, né gli è stato richiesto di depositare l'esito dei propri audit interni.

Il procedimento si è concluso con un’archiviazione priva di rilievi sanzionatori. Un esito che trova riscontro anche nell'operatività commerciale: ENAV , da quanto noto, ha successivamente prolungato ed esteso la convenzione contrattuale con la stessa TIM, confermando nei fatti l'insostituibilità strategica del partner industriale o l'assenza di presupposti tecnici per una risoluzione per inadempimento.

Ad oggi, le relazioni tecniche redatte dai periti ministeriali restano tutelate dal vincolo di riservatezza legato alle infrastrutture critiche nazionali, impedendo una verifica super partes delle reali cause dell'avaria.

Il dibattito è tornato ad accendersi nelle sedi societarie in occasione dell'approvazione del Bilancio d'esercizio 2025. Le rappresentanze sindacali di settore hanno messo a verbale diverse riserve sulla composizione e destinazione dei flussi di cassa, evidenziando una disallineazione tra:

 1. Incremento della spesa corrente: Un'incidenza crescente delle voci legate a consulenze esterne, advisor e attività promozionali/sponsorizzazioni;

 2. CapEx e ammodernamento tecnologico: Una traiettoria di investimenti sulle reti infrastrutturali di base ritenuta non sufficientemente espansiva rispetto alle sfide di resilienza richieste dal settore aereo moderno.

La vicenda ripropone il tema della frammentazione della vigilanza sulle società a controllo pubblico quotate in Borsa (Consob, corte dei Conti, Enac, ecc) : tanti controllori e pochi risultati.

L'interrogativo che attende ora una risposta formale — eventualmente attraverso i canali del sindacato ispettivo parlamentare — riguarda la trasparenza dei processi di governance: se l'infrastruttura di connettività è il cuore battente della sicurezza dei voli, la chiarezza sulle responsabilità industriali e sulla qualità degli investimenti resta la prima garanzia dovuta al mercato e alla collettività.

Red - 1271195

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