It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Caos Enav: la rete nuova resta al buio, mentre quella vecchia ingoia altri 16 milioni

Un atto interno accende i riflettori sui costi della transizione della connettività Atc

Mentre i cieli d’Italia vengono periodicamente paralizzati da blackout dei sistemi radar e da gravi anomalie nella rete di trasmissione dati —come il recente blocco di ottobre 2026 e la precedente crisi del giugno 2025—, emerge uno scenario economico e gestionale sconcertante. 

La transizione verso la nuova architettura di rete E-NET 2, annunciata da anni, collaudata e progettata per garantire la continuità operativa del traffico aereo nazionale, continua a slittare. Ma a fare da contraltare a questi intollerabili ritardi non c'è solo un rischio per la safety dei cieli: c'è un rigagnolo di milioni di Euro che continua a scorrere ininterrotto.  

Un documento interno di Enav SpA, firmato digitalmente dall'amministratore delegato Pasqualino Monti il 15 ottobre 2025, mette a nudo l'impatto economico della mancata attivazione della nuova rete.  

Con un solo atto integrativo, l'importo del cosiddetto "Contratto di Phase In" — stipulato per gestire la transizione e mantenere in vita le infrastrutture tradizionali — è stato incrementato di un importo monstre di oltre 15 milioni di Euro (Iva esclusa). Un'aggiunta che fa schizzare il valore complessivo dell'appalto dalla già considerevole cifra di 34 milioni di Euro.  

Quasi 50 milioni di Euro di denaro pubblico allocati come "Plafond" di spesa a favore del fornitore privato della connettività fisica (l'Appaltatore telco), destinati ad essere erosie mese dopo mese sulla base dei canoni previsti per la vecchia e vulnerabile rete E-Net.  

Ciò che rende la vicenda paradossale è la durata dell’accordo: qualora la migrazione da E-Net ad E-Net 2 dovesse finalmente concludersi prima dell'esaurimento di questo enorme montepremi economico, Enav avrebbe la facoltà di recedere dal contratto.

Questo significa che la struttura contrattuale stessa ammette l'eventualità che la migrazione avvenga prima. E allora la domanda sorge spontanea e drammatica: perché la migrazione ad E-Net 2 non viene completata?

Com'è possibile che un'infrastruttura di nuova generazione, progettata con doppia fibra disgiunta (geographical diversity) per eliminare i singoli punti di guasto e assorbire i blackout radar, continui a rimanere nel cassetto mentre si firmano assegni da 16 milioni di Euro alla volta per prorogare il vecchio sistema?  

Mentre Enav destina decine di milioni alla connettività esterna fornita dai giganti delle telecomunicazioni, la gestione operativa interna e la manutenzione dei sistemi rimangono spezzettate, con la controllata Techno Sky relegata ad un ruolo di coordinamento locale senza una reale integrazione diretta dell'infrastruttura di trasmissione primaria.  

Il quadro che emerge è quello di un corto circuito di governance:

1. Zero trasparenza: Enav non ha mai chiarito se il ritardo sia dovuto a cavilli burocratici, mancati safety assessment, certificazioni o convenienze contrattuali.

2. Costi lievitati: ogni mese di ritardo nel passaggio ad E-Net 2 brucia risorse pubbliche imponendo il consumo del plafond di 50 milioni.  

3. Rischi operativi: gli utenti del trasporto aereo e le compagnie subiscono i ritardi e i disagi dei blackout causati da una dorsale Ip/Mpls ormai obsoleta ed incapace di reggere la ridondanza richiesta.

Alla luce di queste cifre, gli annunci sui "nuovi grandi investimenti sulla rete" rischiano di suonare come una beffa. Prima di approvare nuove spese o nuove infrastrutture, le autorità di vigilanza, a partire da Enac e dal ministero dei Trasporti, hanno il dovere di chiedere conto di questi 50 milioni: perché la rete collaudata non entra in esercizio ed a chi giova davvero rinviare all'infinito il definitivo passaggio ad E-Net 2?

Red - 1271197

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
Similar