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CLARA MOSCHINI

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L'AMARA VOLATA DI ITA: SULLA PELLE DEI LAVORATORI I COSTI DELLA CRISI, MENTRE I MANAGER FANNO IL PIENO DI POLTRONE E STIPENDI

Esuberi e compensi dei vertici riaprono il nodo dell’equità nella ristrutturazione

L'AMARA VOLATA DI ITA: SULLA PELLE DEI LAVORATORI I COSTI DELLA CRISI, MENTRE I MANAGER FANNO IL PIENO DI POLTRONE E STIPENDI

Di fronte all'ennesimo piano di esuberi, il conto della ristrutturazione viene presentato – come da triste tradizione – ai livelli più bassi. A bordo si taglia il personale, nelle stanze dei bottoni si moltiplicano gli incarichi e i compensi.

Ci risiamo. C’è sempre una crisi geopolitica a portata di mano, un rincaro del carburante pronto all'uso o l'avvento dell'Intelligenza Artificiale a fare da capro espiatorio per giustificare la solita, stanca ricetta della dirigenza italiana: scaricare i costi della ristrutturazione sulle spalle dei lavoratori.

ITA Airways ha avviato la procedura per oltre 200 licenziamenti collettivi. Tra i corridoi e sulle piste degli aeroporti scende il gelo per centinaia di famiglie: tra piloti, assistenti di volo e personale di terra, uomini e donne vedono la propria stabilità economica sgretolarsi dall'oggi al domani con la motivazione che "il mercato chiede efficienza".

Ma quale efficienza? E soprattutto: a quali costi, e pagati da chi?

Mentre ai dipendenti delle categorie medio-basse si chiede il prezzo più alto, la vista ai piani alti dell'azienda e nel CdA appare decisamente più rosea. È il ritratto di due Italie aziendali che viaggiano a velocità e altitudini sideralmente opposte.

Da una parte ci sono i lavoratori con stipendi normali che rischiano di trovarsi senza un futuro; dall'altra c'è una dirigenza che continua a macinare nomine e a beneficiare di una generosa architettura di compensi. Emblematico è il caso dei vertici aziendali – a partire da figure di presidenza e vertice che spesso sommano a sé tre o più ruoli strategici e comitati remunerati – fino ad arrivare alle recenti assunzioni dirigenziali. Manager scelti "per guidare il cambiamento" che portano in dote super-stipendi, benefit e doppie o triple posizioni accumulate con una disinvoltura che stride dolorosamente con il piano di tagli.

Come si può chiedere l'ennesimo "sacrificio di sistema" agli equipaggi e al personale amministrativo quando i vertici societari e i nuovi dirigenti cumulano poltrone, consulenze e stipendi a cinque o sei cifre?

Tra le motivazioni addotte per motivare i licenziamenti figura persino la "digitalizzazione" e l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale. Un alibi moderno per coprire una dinamica vecchia come il mondo: si licenzia la forza lavoro con la scusa dell'innovazione, ma non si vede alcun "algoritmo" o piano d'impatto applicato ai mega-stipendi o alle sovrapposizioni di ruoli del top management.

È la solita equazione asimmetrica delle ristrutturazioni aziendali:

I rischi e la crisi diventano improvvisamente un bene comune da redistribuire verso il basso.

A soffrire sono sempre i più deboli.

Non si tratta solo di numeri o di percentuali sul totale della forza lavoro. Si tratta di persone, di famiglie e della percezione di un'ingiustizia profonda. Mentre la compagnia aerea perfeziona le sue manovre di integrazione e parla di futuro, il messaggio che arriva all'opinione pubblica e ai lavoratori è devastante: la cintura si stringe solo attorno alla vita di chi guadagna di meno.

I "piani di efficientamento" continueranno a perdere qualsiasi credibilità fino a quando chi sta al timone non mostrerà di saper condividere per primo l'austerità che impone agli altri. Fino ad allora, quella di ITA non sarà una svolta industriale verso il futuro, ma l'ennesima dimostrazione che in Italia a pagare il conto delle tempeste sono sempre e solo i soliti noti.

red - 1271384

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