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CLARA MOSCHINI

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Spese militari nel mondo, nel 2019 maggior aumento nel decennio

Ed in Italia si pensa ad una moratoria sull'aereo F-35?

L'istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri nell'acronimo in inglese NdR) ha pubblicato -scrive AVIONEWS- la sintesi delle sue ricerche più recenti dalle quali risulta che, nel 2019, la spesa militare globale ha subito il più importante aumento nell'intero decennio.Nell'intero anno, la spesa per la difesa in tutto il mondo ha toccato gli 1,91 trilioni di dollari, ovvero un aumento del 3,6% in un anno, il più ingente dal 2010.

Nella lista delle prime 15 Nazioni che spendono di più in prodotto militari, sei Paesi, tra i quali l'Italia sono membri della Nato (Usa, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Canada), con una spesa congiunta di 929 miliardi di dollari (858 miliardi di Euro), il 48% del totale mondo. La cifra globale rappresenta il 2,2% del prodotto interno lordo mondiale ed una spesa media di 249 dollari (230 Euro) a persona, consolidando la tendenza al rialzo della spesa mondiale registrata dal 2015 dopo un calo tra il 2011 ed il 2014 in corrispondenza della crisi finanziaria.

Commentando il rapporto Nan Tian, ricercatore Sipri ha affermato che "la spesa militare ha raggiunto il livello più alto dalla fine della guerra fredda". Il lavoro del Sipri ha evidenziato a livello di singolo Paese la spese maggiore è stata degli Stati Uniti, con un aumento del 5,3% nel 2019, a 732 miliardi di dollari, un dato che li colloca al 38% della spesa mondiale.

Dietro gli Usa seconda in classifica è la Cina, con 261 miliardi di dollari di spese militari nel 2019 (+5,1% rispetto all'anno precedente) e terza l'India con 71,1 miliardi di dollari (+6,8% su base annua). Anche se la spesa della Cina -scrive AVIONEWS- negli ultimi 25 anni ha riflettuto sostanzialmente la curva di crescita economica del Paese, i suoi investimenti militari -spiega il ricercatore- rivelano anche l'ambizione ad un "esercito di livello mondiale". La dinamica spiega anche parzialmente gli sforzi dell'India: "Le tensioni e la rivalità dell'India con il Pakistan e la Cina -sostiene il rapporto- sono tra i fattori determinanti nell'aumento della spesa militare" del Paese.

Tra i primi cinque Paesi in termini di spesa (oltre a quelli già citati NdR), ci sono Russia ed, ultima tra le 'top 5', l'Arabia Saudita e rappresentano oltre il 60% del totale. In controtendenza il regno wahabita che ha registrato una spesa stimata di 61,9 miliardi (57 miliardi di Euro), l'8% del suo Pil e il 16% in meno rispetto al 2018, nonostante le operazioni militari in Yemen e le tensioni con l'Iran.

Seguono la Francia e poi la Germania, le cui spese sono aumentate del 10% nel 2019, in parte, dice il rapporto Sipri, a causa della percezione di un aumento della minaccia russa. L'Italia è al nono posto tra i Paesi esportatori, con una quota del 2,3% sull'export globale. La Germania, settima dietro la Francia, registra il più alto aumento tra i primi 15: +10% nel 2019 a 49,3 miliardi di dollari.

"La crescita della spesa militare e' accelerata negli ultimi anni" concludono i ricercatori del Sipri, evidenziando però che la tendenza sarà probabilmente invertita a causa della nuova pandemia di coronavirus che sta scuotendo l'economia globale.

Ed in questo quadro mondiale arriva l'interrogazione del Movimento 5 Stelle a firma del senatore Gianluca Ferrara (vedi AVIONEWS) che chiede, insieme ad altri 50 colleghi, una moratoria di un anno al programma F-35 e di poter rinegoziare il contratto per destinare le relative risorse, almeno un miliardo di euro, al potenziamento della sanità militare". Di certo, scrive AVIONEWS- una considerazione va fatta sulle ricadute negative che una riduzione degli aerei F-35 potrà avere sulle capacità operative delle Forze Armate, Esercito in testa.

L'esperienza delle molteplici operazioni fuori area ha largamente dimostrato che le operazioni terrestri (i famosi foot on the ground NdR) pure essenziali, dipendono dalla neutralizzazione e dal controllo delle forze aeree nemiche (se ce ne sono NdR) e dalla disponibilità di un supporto di copertura aerea che garantisca livelli di rischio accettabili per le unità di terra.

Non disporre di velivoli sufficienti o di tecnologia obsoleta non rende impossibili certe operazioni, le rende più pericolose per le nostre truppe e non penalizza unicamente le attività dell'Aeronautica Militare, ma quelle di tutte le forze armate. Né si può dimenticare che a meno velivoli non possono che corrispondere meno piloti, e se, in tempo di crisi, fosse anche possibile approvvigionare nuovi aerei per la formazione di un pilota militare servono svariati anni. Infine –scrive AVIONEWS– le ripercussioni sulla nostra industria aerospaziale sarebbero altrettanto negativi ed i livelli occupazionali crollerebbero in un momento di difficoltà con ripercussioni su un largo indotto.

È auspicabile quindi che se un ripensamento ci debba essere sia studiato nei dettagli senza aprire una voragine per chiudere un forellino.

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