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CLARA MOSCHINI

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27 ottobre 1962: il misterioso incidente aereo in cui morì Enrico Mattei

Sono passati 58 anni dal tragico evento

"Se la specialità dei grandi uomini è quella di lasciare quando se ne vanno tutti un po’ vedovi, anche i loro avversari, Mattei è stato senza dubbio un uomo grande, perché è proprio questa l’impressione che suscita in noi la sua tragedia": ancora oggi, le parole di una grande penna come quella di Indro Montanelli, non certo tenero con Enrico Mattei ma comunque lucido nell’analisi della sua morte, destano una certa sensazione. Il mistero dell’incidente aereo in cui perse la vita il presidente dell’Eni il 27 ottobre 1962, esattamente 58 anni fa, non è stato mai chiarito e forse non lo sarà mai. Era un sabato autunnale, freddo e cupo: poco prima delle 19 di quel giorno, la torre di controllo dell’aeroporto di Linate perse i contatti con il velivolo che stava portando lo stesso Mattei a Milano dopo essere decollato due ore prima da Catania. 

Dopo una breve visita in Sicilia, il numero uno dell’Ente nazionale idrocarburi era salito a bordo di un bireattore, un Morane Saulnier (marche I-SNAP) di proprietà dello stesso Eni. Qualche giorno dopo ci sarebbe stato un importante viaggio in Algeria per un accordo petrolifero, qualcosa che veniva considerato scomodo per le cosiddette sette sorelle del cartello mondiale. Torniamo però al giorno dell’incidente: l’aeromobile era pilotato da Irnerio Bertuzzi e con Mattei c’era anche un giornalista inglese, William McHale. Il bireattore venne ritrovato distrutto in un campo nei pressi di Bascapè (Pavia) e l’unico testimone fu il proprietario del terreno, il quale parlò di una probabile esplosione in volo. L’uomo cambiò più volte versione, aumentando i sospetti sulla sorte di Enrico Mattei

Si trattò di un incidente aereo oppure di un sabotaggio per eliminare un personaggio che non piaceva a qualcuno? L’ipotesi dell’attentato trovò ampio seguito a causa di un drammatico precedente, una bomba a orologeria piazzata nello stesso velivolo qualche tempo prima, una sciagura evitata per una pura coincidenza. Nel 2003 l’inchiesta, riaperta 9 anni prima, fu archiviata definitivamente, nonostante il magistrato abbia parlato di un "attentato i cui mandanti dovrebbero essere cercati in Italia". Dopo quasi sei decenni, rimane soltanto il mistero, fitto come la coltre di fumo che si levò in quel lontano giorno d’autunno a Bascapè.

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