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CLARA MOSCHINI

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Leonardo: Alessandro Profumo è accerchiato

Punta sull'hi-tech ma il titolo Leonardo è ai minimi da cinque anni, a 4 euro per azione

Lo zar è accerchiato. Non solo aumentano le voci di quanti chiedono le dimissioni di Alessandro Profumo da amministratore delegato di Leonardo, ma nemmeno il titolo in Borsa sembra dargli conforto. Quel mercato a cui lui mostra sempre grande deferenza gli gira le spalle? Pare di sì, solo a guardare l'andamento degli ultimi due giorni: il 29 ottobre ha perso il 4,3%, facendo peggio del mercato (il FtseMib ha chiuso a -4,06%), il 30 ottobre ha perso un altro 1,1%, recuperando qualcosa (3,7%) nella seduta di lunedì 2 novembre. In Borsa è da tempo che non va bene: da inizio 2020 il titolo ha perso oltre il 50%. A voler essere pignoli, è dall'inizio della cavalcata di Profumo in Leonardo che in Borsa non va bene: entrato in carica a maggio 2017, con un titolo a quasi 16 euro (15,9 euro a giugno) dopo tre anni e mezzo, cioè adesso, 30 ottobre, si ritrova con le azioni a 4,2 euro. Sembra, però, che nessuno voglia affrontare il tema, che per la sua entità non è certamente riconducibile solo alla pandemia. E se, a fine settembre Banca Akros e Equita sim (la ex di Profumo, della quale è stato presidente poco più di un anno, dal gennaio 2016 alla primavera 2017) erano decisamente bullish sulle azioni Leonardo, pregustando di vederne il prezzo sotto i 5 euro, c'è da chiedersi cosa consiglieranno adesso che il prezzo è poco sopra i 4 euro, al minimo degli ultimi cinque anni. Intanto si avvicina il cda del 5 novembre e, pare, la fiducia intorno a Profumo si stia riducendo sempre più. Sembra si stiano moltiplicando le voci di quanti lo vorrebbero dimissionario: primo fra tutti Giuseppe Bivona, del fondo attivista Bluebell Partners, che ha inviato all'ad una lettera con l'oggetto: richiesta di dimissioni dell’ad Profumo subito dopo l’approvazione dei risultati al 30 settembre 2020 il 5 novembre p.v.”. Settimana scorsa un'altra tegola: il cda di Mps ha deciso di spedire una lettera a Profumo e all'ex ad della banca, Fabrizio Viola, per interrompere la prescrizione di un'eventuale azione risarcitoria che la banca si riserva di avviare contro di loro. Tornando alle performance di Borsa, sul blog di Gianni Dragoni (caporedattore del Sole 24 Ore), Poteri deboli, il 28 ottobre compare un incipit che fa rabbrividire. “Meno 59,64% nell’ultimo anno. Meno 30,85% negli ultimi sei mesi. Meno 14,74% nell’ultimo mese” scrive Dragoni, riportando l'andamento del titolo Leonardo, costantemente in picchiata. “A questi prezzi - scrive Dragoni - l’intero capitale di Finmeccanica-Leonardo vale 2 miliardi e 460 milioni di euro: la quota del ministero dell’Economia, l’azionista di controllo che possiede il 30,2%, vale dunque appena 743 milioni”. Un crollo verticale che, rammenta Dragoni, ha indotto il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza presieduto dal deputato leghista Raffaele Volpi, a “porre la sua attenzione sulle questioni inerenti la società Leonardo, considerata azienda di interesse strategico nazionale. Tale focus sarà indirizzato ad individuare se e quali azioni improprie o speculative interessino questo campione nazionale”, ha annunciato il presidente Volpi. Anche se non è stato detto a chiare lettere, a pesare sulla decisione del Copasir oltre all’attuale crisi economica, favorita anche dagli effetti della pandemia a livello globale, potrebbe aver influito l'incertezza conseguente alla condanna in primo grado dell’ad Profumo a sei anni di reclusione e 2,5 milioni di euro di multa per aggiotaggio e false comunicazioni sociali per la contabilizzazione in bilancio dei derivati di Banca Mps ( stipulati dai suoi predecessori e presentati nei conti come Btp, cioè titoli di Stato più sicuri dei derivati) quando era presidente della banca di Siena, tra il 2012 e il 2015. Forse non sarà questo a segnare la carriera di Profumo, ma di certo è lecito porsi qualche dubbio.

Uno che in questo senso gli sta molto sul fiato sul collo è Luigi Vitali, vicepresidente della commissione Affari costituzionali del Senato: a febbraio scorso ha presentato un'interrogazione sulla commessa di elicotteri Leonardo al Qatar: nel 2018 il gruppo guidato da Profumo, per aggiudicarsi una commessa da 1,2 miliardi di dollari e vendere all'emirato 28 elicotteri avrebbe concesso oltre 100 milioni di benefit gratis, come 19 velivoli regalati e un servizio taxi dei cieli per gli ultra Vip qatarini. Sempre a febbraio 2020 Vitali ha dichiarato: “Leggo dalla stampa che l'attuale amministratore delegato di Leonardo SpA, il banchiere Alessandro Profumo, risulta essere tra le 16 persone rinviate a giudizio dal gup di Bari per il crac Divania. Ma come vengono scelti i top manager pubblici? Solo 15 giorni fa ho presentato al Senato un'interrogazione a mia prima firma indirizzata al ministro della Difesa e al ministro dell'Economia e finanze affinché fosse verificata la situazione per nulla cristallina riguardante i comportamenti dei manager di Leonardo e per sapere se fossero rispettati i canoni di trasparenza, correttezza ed eticità. Nulla di più attuale. Le fonti giornalistiche riportano che Profumo sia coinvolto nel processo nella sua qualità di ex-amministratore delegato di Unicredit, in quanto secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe messo in atto una colossale truffa ai danni di quello che era uno dei più solidi gruppi imprenditoriali pugliesi, con sede a Modugno. Il reato contestato è bancarotta”.

Quella del crac Divania è solo uno dei tasselli che compongono il puzzle della sua guida in Unicredit. Hypoveraisbank e le banche dell'est Europa, in Ucraina e in Kazakistan, con minoranze in Germania, Russia e Austria sono gli altri pezzi che, alla fine, hanno pesato sull'istituto. Compresa anche la discussa entrata nel capitale di Central Bank of Libia e della Lybian Authority Investment, iniziativa che segnò l’inizio della guerra interna, conclusasi con l'uscita di Profumo con un tfr da 40 milioni di euro. Con una parte della liquidazione, è cronaca, Profumo mette mano a Equita sim (ex Euromobiliare), sim che intermedia titoli azionari, di cui acquista la maggioranza rilevando il 50% J.C.Flowers and co. Insomma, Profumo tra incriminazioni, condanne personali e, non ultimo, il critico andamento del titolo in Borsa che certamente, per la sua entità, non può esser solo una conseguenza degli effetti della pandemia, sta riuscendo, suo malgrado, nell'ardua impresa di rendere Leonardo meno attraente e più piccola, quindi più appetibile, per eventuali acquisizioni da parte di gruppi stranieri. Leonardo, dicono i critici, neanche sotto la gestione di Mauro Moretti era riuscita a perdere così tanto fatturato come con Profumo. Perché questo? È lecito porsi delle domande ed attendersi dal ministero dell’Economia delle risposte. Non sono pochi quelli che si chiedono perché Profumo non metta mano alla fusione tra Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri (e Piaggi Aero). Lui in un'intervista di qualche tempo fa al Financial Times, definisce l'opzione ha definito questa opzione “fuori luogo”, aggiungendo che il piano industriale è sulla buona strada per “riportare Leonardo alla crescita sostenibile a lungo termine” con l’obiettivo di raggiungere una redditività a due cifre nei prossimi cinque anni. Al Sole 24 ore ha dichiarato: “La sfida principale per un'azienda che si occupa di aerospazio, difesa e sicurezza è certamente quella dell'innovazione tecnologica. Il nostro obiettivo è mantenere un primato in questo ambito, che si muove ad una velocità elevatissima. Vorrei in questo senso ricordare che da sola Leonardo ha rappresentato il 18% dell'export manifatturiero high-tech italiano del 2019”. O questo è il suo asso nella manica o saranno dolori per tutti.

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