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CLARA MOSCHINI

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La crisi al tempo del covid, come fare business sui tagli salariali

L'esempio emblematico è quello di Ryanair

Come fare business sui tagli salariali ai tempi del covid-19: potrebbe essere questo il titolo di un accattivante documentario capace di approfondire i comportamenti delle aziende durante l’emergenza sanitaria, visto che molte scelte fatte sulla pelle dei lavoratori non sono ben comprensibili. Se si guarda al settore aereo, le compagnie potevano scegliere gli ammortizzatori sociali per gestire la temporanea mancanza di attività, in primis la cassa integrazione straordinaria (Cigs), ma ce ne sono state alcune, come ad esempio i vettori low-cost Ryanair, Vueling e Blue Air che si sono concentrate invece su altri percorsi. Al personale è stata chiesta solidarietà, prima tramite contratto poi come ammortizzatore sociale vero e proprio per un periodo limitato di tempo, come a dire che per il momento si naviga a vista (2-4 mesi) e poi si vedrà. 

Le aviolinee appena citate hanno fatto intuire di voler monetizzare il più possibile la crisi invece di pensare a come superarla. A rendere la situazione ancora più assurda ci hanno pensato gli accordi sottoscritti con i sindacati: oltre a quelli che interagiscono con le istituzioni, ci sono state anche sigle sindacali di comodo (così definite da una sentenza giudiziaria) per ottenere risultati più vantaggiosi e risparmiare sugli stipendi. Le retribuzioni dei piloti, ad esempio, sono state ridotte di 20 punti percentuali, mentre quelle degli assistenti di volo sono scese del 10%, il tutto per un periodo di 5 anni e con un accordo non legato al reale andamento dell'azienda. Si è approfittato della crisi per fare business sui contratti dei dipendenti con deal e referendum dei sindacati di comodo, sondaggi alquanto ambigui perché non hanno potuto partecipare tutti i dipendenti. 

Ad onore del vero, esistono delle misure nel trasporto aereo a tutela dei dipendenti, come ad esempio l’articolo 203 del cosiddetto “Decreto Rilancio” che prevede il trattamento economico minimo per il comparto. Ryanair si è mostrata rispettosa del decreto, ma ha interpretato la norma non riconoscendo salario minimo nella sua interezza. Ci si chiede ora se questa attitudine possa andare a inficiare sulla sicurezza del volo perché è normale che davanti a uno scenario di tagli salariali così ingenti e per un periodo così lungo, si dovrà ripensare alla vita personale dei lavoratori. Quello della sicurezza è un aspetto imprescindibile, i dipendenti si sentono vessati e questa instabilità non può che mettere a rischio l’operatività vera e propria delle compagnie. La stessa compagnia low-cost irlandese ha deciso di non adottare le linee guida per il nostro Paese e nemmeno le norme anti-covid, basti pensare che non è previsto l’isolamento fiduciario per i dipendenti in caso di contagio.

Le istituzioni dovrebbero intervenire con strumenti di tutela adeguati: tutto questo serve a garantire non soltanto la stabilità economica ma anche quella psicologica degli operatori di settore che potrebbero concentrarsi maggiormente sul lavoro. D'altronde, le opportunità di fare business dell'aviolinea irlandese stridono fortemente con il bonus percepito di recente dall'amministratore delegato Michael O'Leary, 458 mila Euro assegnati con qualche malumore di troppo e che rappresentano un autentico schiaffo in faccia per il personale (leggi AVIONEWS). 

Sr - 1233044

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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