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CLARA MOSCHINI

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Profumo: odor di dimissioni

Il cda di domani potrebbe essere l'ultimo da Ceo di Leonardo

Sarà un consiglio d'amministrazione incandescente quello convocato in videoconfernza giovedì 5 novembre alle 17.30. Il board di Leonardo si riunisce a Borsa chiusa, ma sul tavolo, si sa da giorni, c'è un ordine del giorno bollente, che al punto uno mette, almeno sulla carta, l'approvazione dei dati di bilancio al 30 settembre 2020. Le attese sono per un altro punto, ben più caldo: le dimissioni di Alessandro Profumo da amministratore delegato, chieste da una parte dell'assemblea. I perché e i percome ci sono, a partire dalla condanna in primo grado inflitta a Profumo per la feccenda Mps. Le accuse sono aggiotaggio e false comunicazioni sociali, in relazione alla prima semestrale 2015 della banca in cui vennero fatti passare per Btp Alexandria e Santorini, 5 miliardi di euro che invece erano titoli a garanzia di derivati con cui Mps assicurava dal default dell’Italia le controparti Nomura e Deutsche Bank, con cui erano stati sottoscritti. Sei anni di reclusione e multa da 2,5 milioni di euro con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e dalle cariche direttive nelle imprese per 2 anni, la condanna, che il Tribunale di Milano, seconda sezione penale presieduta dalla giudice Flores Tanga, ha inflitto a Profumo

Secondo motivo per cui alcuni soci chiedono le dimissioni dell'ad è la gestione di Leonardo, criticata da più parti. In un articolo del primo novembre apparso su Il Tempo, Luigi Bisignani scrive che la richiesta di rimuovere Profumo “è formalmente legata alla sua condanna in primo grado [...] ma in realtà deriva dalle gestione disastrosa del gruppo che viaggia tra un indebitamento monstre e una perdita di commesse senza precedenti”. Dando un occhio ai conti dell'ultima semestrale al 30 giugno 2020 si nota subito come “le acquisizioni di nuovi ordini pari a 6,1 miliardi di euro - riporta la relazione - risultano sostanzialmente in linea con il primo semestre del 2019” quando era a 6,1 miliardi. “In particolare - prosegue la relazione semestrale - il significativo incremento degli elicotteri (48%) è stato compensato dalla flessione registrata nell’elettronica per la difesa e la sicurezza e nell'aeronautica”. Debiti? Sempre dalla relazione semestrale: “l’indebitamento netto di gruppo, pari 5,047 miliardi di euro si incrementa, rispetto al 31 dicembre 2019”, quando era 2,847. In pratica l'indebitamento di Leonardo raddoppia in un anno, “per effetto principalmente del negativo andamento del focf”, dice la relazione. Il focf, come si sa, è il flusso di cassa operativo, quello che indica “se un'azienda è in grado di generare abbastanza cassa per mantenere o incrementare le sue attività o se è meglio che faccia ricorso anche a fonti esterne di finanziamento (Wikipedia)”. E il flusso di cassa del primo semestre 2020 risulta negativo per 1,889 ,miliardi di euro, da 1,050 miliardi del primo semestre 2019. Il covid ha certamente influito su questi conti, ma non spiega proprio tutto. 

Non a caso, Giuseppe Bivona, 63 anni, un passato in merchant bank come Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs, fondatore del fondo attivista Bluebell Capital Partners, azionista privato di Leonardo, scrive il 2 novembre una lettera all'ad Profumo dall'oggetto inequivocabile: richiesta di dimissioni dell’A.D. Profumo subito dopo l’approvazione dei risultati al 30 settembre 2020 il 5 novembre p.v.  “Il 5 novembre p.v., Leonardo spa approverà i conti al 30 settembre 2020. In quell'occasione mi aspetto da parte Sua l’annuncio delle dimissioni - scrive Bivona - Le sue dimissioni, come Le ho già detto piu volte, sono un atto dovuto per elementari ragioni di opportunità, dignità e senso dello Stato”. Proprio Bivona ha calato, il 4 novembre, il carico da undici: sempre nell'ambito del procedimento Mps, ha depositato nell'incidente probatorio, il verbale d'ispezione della Bce sui crediti Mps, ispezione iniziata nel 2016 e terminata col rapporto finale del 2017. Ebbene i risultati dicono che l'indice di patrimonializzazione Cet1 ratio sarebbe stato pari allo 0,58% a fine 2015 (invece che l'8%, soglia minima imposta dalla Bce). In altri termini: con l'applicazione dei criteri più rigidi applicati dalla Bce sugli npl, l'indice di patrimonializzazione di Mps sarebbe crollato quasi a zero. Anche per questo Bivona, nella sua lettera al cda, invita Profumo alle dimissioni. “Le viene offerta l’occasione di lasciare la guida di Leonardo spa per motivazioni estranee rispetto ai deludenti risultati aziendali che pure le giustificherebbero”, scrive Bivona. E in queste poche parole c'è tutto il senso della questione. 

Non c'è nessun obbligo di legge, ovviamente, che imponga a Profumo di dimettersi. Ma, come hanno dichiarato anche i deputati 5 Stelle in una nota alla Commissione finanza della Camera, “Profumo dovrebbe dimettersi quanto prima dalla sua carica di amministratore delegato in una società pubblica e strategica quale è Leonardo” per una “questione di opportunità”. Ecco, è tutto qua. È l'etica, ciò di cui stiamo parlando. “L'etica è un senso di responsabilità esteso a tutto ciò che ha vita”, disse Albert Schweitzer, che però non faceva il manager bensì il medico e filantropo. Un senso di responsabilità, in questo caso, sarebbe molto ben accetto, quasi doveroso: verso i soci, verso il cda stesso, ma soprattutto verso i lavoratori e le lavoratrici che ogni giorno si impegnano a mandare avanti un gioiello, perché di questo si tratta (se gestito bene), come Leonardo. Senso di responsabilità, etica, morale anche, verso il mercato, quello che oggi, mercoledì 4 novembre premia il titolo con un +2,6% ma che lo ha fatto crollare del 56,37% in un anno, del 26,98% in soli sei mesi, trascinandolo dai 15,9 euro di tre anni fa, quando Profumo prese la guida dell'azienda, ai 4,6 euro attuali. 

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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