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CLARA MOSCHINI

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Afghanistan: ammainata la bandiera del contingente italiano

La cerimonia si è svolta alla presenza del ministro Guerini e delle autorità militari

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ieri mattina a Herat durante il saluto al personale del contingente italiano che si appresta a rientrare dalla missione Nato Resolute Support in Afghanistan ha dichiarato: “Ringrazio tutti Voi e coloro che vi hanno preceduto in questi 20 anni. Avete dimostrato di credere profondamente in ciò che fate e contribuito, anche a costo di importanti sacrifici, alla realizzazione di un futuro migliore in una terra che ha visto tanta sofferenza. L’Italia intera vi è grata perché tramite voi ha dimostrato di essere sempre all’altezza delle sfide che la comunità internazionale chiede di fronteggiare”. 

Alla cerimonia dell’ammaina bandiera -iniziata con un minuto di silenzio per i caduti in Afghanistan- hanno preso parte il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli, il comandante del Coi (Comando operativo di vertice interforze) generale CA Luciano Portolano, il tenente colonnello Gianfranco Paglia medaglia d’Oro al valor militare e il comandante del Comando Herat, generale B. Beniamino Vergori.

Dopo il tributo alla Bandiera del 186esimo Reggimento, nell’Headquarter della Task Force Arena, il ministro ha incontrato il personale al quale ha portato il saluto dell’Italia intera e la gratitudine per il loro impegno nell’affrontare le sfide che la comunità internazionale chiede di affrontare. “Il vostro esempio, il sacrificio dei Caduti, dei feriti, le sofferenze delle vostre famiglie lontane, sono la linfa di cui si nutre la libertà. In tempi difficili, siete stati portatori di pace” ha affermato.

Guerini ha quindi sottolineato l’importanza di preservare i risultati raggiunti in tutti questi anni attraverso un processo politico, economico e diplomatico condiviso: “Dovremo continuare a supportare l’Afghanistan, non solo sotto il fondamentale profilo delle attività di cooperazione allo sviluppo e del rafforzamento delle istituzioni, ma ritengo che dovremo garantire anche continuità nell’addestramento e potenziamento delle forze di sicurezza afghane, per non disperdere quanto ottenuto a così caro prezzo”.

Ripercorrendo le tappe di un percorso iniziato all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, il ministro ha sottolineato come l’Italia abbia fatto immediatamente la propria parte, al fianco degli alleati, in quella che venne denominata la “Guerra al Terrore”, partecipando all’operazione "Enduring Freedom", dal novembre 2001 al settembre 2013, prima operando dall’Oceano Indiano poi direttamente in territorio afgano, al fianco dei nostri alleati, per contribuire al ripristino della democrazia e delle libertà civili e alla protezione della popolazione afghana. Un contributo che, con l’avvio di Isaf (International Security Assistance Force), e quindi con l’ingresso della Nato in Afghanistan, ha visto l’Italia operare prima a Kabul e poi, nella fase di espansione della missione, anche ad Herat, nella regione ovest dell’Afghanistan, assumendo la responsabilità di assistere le autorità regionali afghane dal 2005, con il connesso impegno nella delicata fase di transizione.

“Siamo qui a chiudere la nostra partecipazione all’operazione Resolute Support, che ha sostituito Isaf dal gennaio 2015, concentrando il proprio sforzo nell’ addestramento, consulenza e accompagnamento dei nostri alleati ed amici afghani” ha affermato. Attività che in questi anni ha visto l’addestramento diretto o indiretto di più di 20.000 militari afghani del 207esimo corpo d’armata dell’esercito nazionale afghano e la realizzazione di circa 2200 progetti di cooperazione civile-militare. In oltre venti anni, si sono alternati in Afghanistan più di 50.000 militari di tutte le Forze Armate con assetti terrestri, aerei e delle forze speciali. Guerini ha rivolto un commosso pensiero a tutti gli italiani, civili e militari, che hanno perso la vita in Afghanistan, tra loro i 53 caduti e gli oltre 700 feriti militari e quelli che, ancora oggi, portano sul corpo i segni della coraggiosa testimonianza di vita al servizio del Paese: “Il loro valore, il loro spirito di sacrificio ed il loro esempio non saranno mai dimenticati”. Quella in Afghanistan è una delle missioni più lunghe che le nostre Forze Armate abbiano mai svolto: “Difendere la pace e la legalità internazionali non richiede solo tempestività d’intervento” ha dichiarato il ministro “molto spesso significa assicurare una presenza ed un impegno costante nel tempo. In Afghanistan è stato così”.

“È stata una missione delicata che ha messo in evidenza l’elevata professionalità dei nostri uomini e donne in divisa ma soprattutto la loro spiccata capacità di cogliere le esigenze del popolo afgano e delle sue istituzioni che abbiamo accompagnato nel percorso di costruzione di un Paese più sicuro, più libero e più democratico” ha aggiunto. Grazie al modello tutto italiano di interazione con la popolazione, fatto di comprensione, disponibilità, empatia, i militari italiani, infatti, hanno ottenuto importanti risultati per la sicurezza internazionale e per la libertà, soprattutto del popolo afgano. Prima della cerimonia di ammaina bandiera, il ministro ha incontrato il comandante della missione Resolute Support generale Austin Scott Miller, l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, Nato Senior Civilian Representative in Afghanistan, e l’ambasciatore d’Italia in Afghanistan Vittorio Sandalli.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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