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CLARA MOSCHINI

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Colpo di spugna sul fallimento Alitalia

Il Tribunale di Civitavecchia ha archiviato la posizione dei 16 manager indagati, tra cui Luca Cordero di Montezemolo

Il Tribunale di Civitavecchia tira un primo colpo di spugna sulla vicenda del fallimento Alitalia. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio ha, infatti, archiviato diversi capi di imputazione nei confronti dei 16 indagati ancora in ballo per la triste vicenda che vede coinvolta l'ormai ex compagnia di bandiera. La Procura di Civitavecchia ha avviato l’inchiesta nel maggio del 2018, ricostruendo gli atti della società tra il 2014 e il febbraio del 2017. Dopo avere archiviato, nel 2020, la posizione, tra gli altri, di grossi nomi come Roberto Colaninno, oggi presidente di Piaggio, e Jean Paul Mustier, attuale ad di Unicredit, ieri è stata la volta di un'altra bella manciata di nomi eccellenti vedere archiviata la loro posizione giudiziaria. Tra questi, Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente Alitalia, gli ex amministratori delegati Silvano Cassano e Mark Cramer Ball, la vice presidente di Confindustria, Antonella Mansi (in quanto all'epoca dei fatti è stata di passaggio nel cda di Alitalia) ed Enrico Laghi, a cui era stato contestato il contenuto di una perizia di stima. 


Non si ravvisano elementi per un successivo vaglio dibattimentale nei confronti degli indagati. È scritto così nel provvedimento con cui il gip del Tribunale di Civitavecchia archivia gran parte dei capi di imputazione relativi al sostanziale fallimento di Alitalia. Una questione durissima, che si trascina da anni, con accuse tipo: aver truccato i conti Alitalia per favorire Etihad; aver consentito ai dirigenti della compagnia araba di guadagnare fette di mercato per centinaia di milioni e aver messo in ginocchio la compagnia di bandiera italiana; aver intenzionalmente fornito falsi dati sociali. Non sono stati dello stesso avviso, però, i giudici del Tribunale di Civitavecchia, che ha deciso: niente processo per gli indagati, "davanti a una contestazione di bancarotta per falso in bilancio, dunque con la consapevole introduzione di poste false tese ad ingannare coloro che avessero avuto la diligenza di analizzare le voci del bilancio stesso".


I motivi sono esposti nell'atto firmato dal gip Giuseppe Coniglio. L'inizio dell'attività della nuova compagine sociale, Alitalia Sai, da poco tempo, cioè il 1° gennaio 2015; la fiducia negli investimenti promessi (ed eseguiti) da parte di un socio importante quale Etihad; la riconduzione di perdite a fattori esterni ed imprevisti, come lo slot Venezuela, l'incendio di Fiumicino, l'andamento negativo del mercato dei cambi) e le rassicurazioni date dagli amministratori delegati anche in ordine ai principi contabili internazionali (con il raggiungimento di una componente positiva di reddito di 181 milioni di euro) "sono tutte circostanze che hanno giustificato la condotta tenuta dagli indagati". Peraltro, scrive il Tribunale, in più occasioni sia il collegio sindacale sia gli amministratori deleganti hanno evidenziato la necessità di un costante controllo e monitoraggio sull'andamento dell'ente, ricevendo sempre rassicurazioni dal cfo in ordine alla ripresa della società. "Per quanto sopra esposto - scrive il gip - deve condividersi la richiesta di archiviazione avanzata dal pm nei confronti degli indagati Bisignani, Cassano, Colaninno, Colombo, Cortesi, Di Cicco, Gatti, Laghi, Mansi, Rigney, Mustier, non avendo gli stessi concorso alla commissione dei reati di falso in bilancio e risultando estranei alla contestazione indicata".


 Archiviazione anche riguardo ad un secondo capo d'accusa, ossia la "distorta e dolosa applicazione dei principi contabili internazionali finalizzati a migliorare i dati della condizione economica della società (Alitalia Loyalty)". La vicenda si riferisce all'inserimento nel bilancio consolidato di Alitalia Sai del 2015, del valore relativo alla partecipazione in Alitalia Loyalty al 1° gennaio 2015, somma quantificata in 13.300.000 euro, "sebbene la società avesse un valore reale di 150.000.000 di euro", attestato nel bilancio separato di Alitalia Sai dopo la stima effettuata per la cessione del 75% della partecipazione a Etihad. Anche in questo caso il Tribunale di Civitavecchia ritiene di convenire con quanto esposto dal pubblico ministero e dalla difesa degli indagati in ordine alla "totale assenza di presupposti per un successivo vaglio dibattimentale". Inutile (anzi "superfluo" dice il tribunale) andare in giudizio, secondo il gip, che concorda col pm: gli elementi in mano sono contradditori e la materia è troppo complessa. Due, di fatto, i motivi della scelta: il primo, dicevamo, è la "novità e complessità" della materia che ha indotto gli stessi consulenti del pubblico ministero "a concludere in maniera estremamente cauta in ordine al falso". Il secondo motivo per cui è superfluo il giudizio, riguarda "la circostanza che la documentazione e le comunicazioni messi a disposizione degli stakeholders illustravano e riportavano sia i criteri utilizzati per la redazione del bilancio sia la documentazione sottostante, difettando quella concreta idoneità ingannatoria richiesta dalla norma penale".


Ancora. Archiviazione della posizione di Giancarlo Schisano, relativamente alla stipulazione del contratto Turboprop Wet Lease Agreement tra Alitalia Cai e Darwin Etihad Regional e per Silvano Cassano, Mark Cramer Ball, Corrado Gatti, Alessandro Cortesi relativamente all'accusa di "avere esposto fatti rilevanti non corrispondenti al vero nel bilancio 2015, omettendo di riferire fatti rilevanti sulla situazione economica e finanziaria della società". Archiviazione per tutti gli indagati (Cramer Ball, Rosati, Di Cicco, Mancinelli, Merighi, Gatti, Cortesi, Rigney, Bisignani, Colaninno, Mansi, Laghi) dall'accusa di avere messo in atto un'attività "tesa ad ostacolare la vigilanza dell'Enac, fornendo dati falsi in ordine alla situazione economica della società".

In relazione ai capi di imputazione aventi ad oggetto le contestate anomalie relative alla complessa operazione contrattuale di cessione a Etihad e retrolocazione delle cinque coppie di slot sull’aeroporto di Londra Heatrow è stata ampiamente riconosciuta la completa estraneità ai fatti di Silvano Di Cicco, ex vice president financial reporting di Alitalia SAI, che aveva ripetutamente avvisato i sindaci e il management della compagnia area a contabilizzare diversamente e correttamente l’operazione, giungendo addirittura a doversi dimettersi. Piena archiviazione per non aver commesso il fatto nei suoi confronti è stato dunque il verdetto del Tribunale di Civitavecchia che, invece, ha ordinato l’imputazione coatta nei confronti di Silvano Cassano per la presunta e contestata distrazione di somme a fovore delle società di consulenza Accurancy e Nyras Capital, che avevano reso contrastanti perizie di stima sul valore degli slot di Londra Heatrow.

In conclusione, con l’archiviazione di diversi capi d’imputazione nei confronti di gran parte degli indagati, il procedimento penale proseguirà solo nei confronti di alcuni dei destinatari degli avvisi di garanzia e in relazione a minori ipotesi di reato, tutte ancora da verificarsi nel corso della fase processuale.

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