Accordo Usa–Taiwan spinge reshoring dei chip ed investimenti
Riduzioni tariffarie ed un pacchetto da 500 miliardi tra impegni e crediti, rischio reazione cinese
Gli Stati Uniti e Taiwan hanno firmato giovedì un accordo commerciale che abbassa le tariffe sulle spedizioni dirette in America —a partire dai semiconduttori— e disegna incentivi per nuovi investimenti nel comparto tecnologico statunitense, con probabili ripercussioni geopolitiche rispetto alla reazione cinese. L'intesa consolida il rapporto tra l'amministrazione Trump e Taipei mentre Pechino intensifica la pressione sull'isola, definita da Pechino parte “sacra” ed “inalienabile” del suo territorio.
Secondo il testo negoziato nei mesi scorsi, i produttori taiwanesi di chip che espandono impianti negli Usa potranno beneficiare di aliquote ridotte su semiconduttori ed attrezzature correlate e di esenzioni per alcune importazioni. L'aliquota generale sulle principali esportazioni di Taiwan scende dal 20% al 15%.
Alcune categorie —dai farmaci equivalenti ai componenti aeronautici ed a risorse naturali considerate non reperibili localmente— godranno di tariffa zero. Washington si è inoltre impegnata a non penalizzare Taipei nel caso di futuri rialzi tariffari sui microchip. In cambio, imprese taiwanesi investiranno 250 miliardi di dollari in produzione di chip, energia ed intelligenza artificiale negli Stati Uniti, compresi i 100 miliardi già annunciati per il 2025 da Tsmc, con ulteriori impegni in arrivo.
Il segretario al commercio Howard Lutnick ha dichiarato che Taipei metterà a disposizione anche un credito supplementare di 250 miliardi per agevolare nuovi investimenti e che l'obiettivo è ricollocare circa il 40% della filiera dei chip taiwanesi negli Usa —sviluppo che, secondo lui, rafforzerà anche la capacità difensiva di Taiwan e dipenderà in parte dal sostegno del presidente Trump.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency